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Andrà tutto bene su Free Magazine di Altamura

Ringrazio Lucia Calia per aver dedicato a me e al mio nuovo libro uno spazio sul periodico di Altamura, Free Magazine.

Michael Floris, classe ’87, è uno scrittore di origini sarde. Ha al suo attivo tre libri pubblicati, “Il treno per la felicità” (2015), “Vacanze d’estate” (2017), e “Andrà tutto bene” (2020). I faraglioni di Portu Banda, ad Iglesias, devono aver fatto da sfondo alla sua passione per la scrittura fino a quando si è trasferito a Torino, dove si è laureato in Ingegneria Ambientale e dove attualmente vive e svolge la professione di Ingegnere. Abbiamo voluto rivolgergli delle domande e le sue risposte forniscono una chiave per interpretare le sue spiccate doti: Michael Floris è sensibile e appassionato, illuminato e garbato.

Desideravi fare lo scrittore da piccolo?

Quando ero bambino mi piaceva sfogliare i vecchi libri di scuola dei miei genitori, che contenevano illustrazioni disegnate a mano, racconti e poesie. Io ricopiavo in un quaderno i testi che mi piacevano particolarmente. Era il mio modo di captare il significato delle parole che leggevo.

Quando hai scritto il tuo primo libro?

Il primo libro è uscito nel 2015 e si intitola “Il treno per la felicità”. È ambientato a Torino e parla di una storia d’amore tra due persone che hanno una religione diversa. Ho voluto raccontare Torino nei suoi angoli più romantici, e in quel momento tenevo particolarmente a dire a tutti che l’amore deve viaggiare su un binario parallelo a prescindere dalla religione a cui si appartiene.

Ci racconti il tuo rapporto con la scrittura? Com’è cambiato nel tempo?

Quando ho cominciato a scrivere mi appuntavo subito tutte le idee che mi passavano per la testa per paura di dimenticarle. Ora, invece, prima di scriverle le faccio decantare dentro di me per qualche giorno e poi provo a tradurre ciò che penso. Molte volte non è semplice descrivere un concetto fedele a come ti viene in testa. E la parte più difficile è far immedesimare il lettore in modo tale che questo concetto fosse ciò che lui stava pensando in quel momento. O che abbia vissuto una determinata azione che si contestualizza.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Parti da esperienze reali o dalla tua immaginazione?

Io adoro il neorealismo e sono affascinato dagli anni ’50-’60. Hanno un non so che di romantico. Tuttavia, non avendo vissuto quell’epoca è difficile contestualizzare una storia. “Andrà tutto bene”, invece, ha una parte ambientata nell’epoca della Seconda guerra mondiale, che è un momento storico molto particolare del secolo scorso e che volevo raccontare da parecchio tempo. Non è stato facile documentarsi sulle vite delle persone nella loro quotidianità. Alcune parti sono reali con posti reali, ma altre no. Ho realizzato un collage di luoghi e di racconti. I libri che leggo e i luoghi che visito sono una grande fonte di ispirazione per me, e qundo c’è qualcosa che mi ispira, come il sole che tramonta tra le Alpi, allora prendo un foglio e provo a descrivere l’emozione che ho provato in quell’istante.

Qual è il tuo lettore ideale?

Il mio lettore ideale è una persona che come me guarda sempre il lato romantico delle cose, e di immedesima perfettamente nel racconto, quasi fosse lui il protagonista.

Quali sono gli autori che ti hanno formato maggiormente?

Lo scrittore che più di tutti mi ispira è Cesare Pavese, che considero uno dei mostri sacri della letteratura del Novecento insieme a Calvino e Moravia. Oltre a Pavese, mi piace molto lo stile della scrittura di Luca Bianchini, chiaro e pulito, e Hemingway, anche lui ha uno stile molto semplice e potente.

Spesso le case editrici rifiutano i libri o i lettori non li comprendono subito. Che rapporto hai col rifiuto e col mercato?

Questa è una domanda molto difficile. Purtroppo, la lettura in Italia non è in crescita, anche se gli ultimi dati del 2019 sembrano confortanti. Le case editrici sono inondate da manoscritti che vengono valutati dopo parecchi mesi, e spesso il riscontro è negativo per mancanza di qualità. Il punto di vista del lettore è diverso, ci si aspetta ogni volta il libri del secolo e queste attese non sempre vengono rispettate, così ci si affida ai grandi autori americani che vengono letti più per moda che per la qualità del testo. Bisognerebbe, invece, essere più coraggiosi e acquistare un libro di uno scrittore sconosciuto che magari può rivelarsi una piacevole sorpresa.

Com’è messa la letteratura italiana oggi?

Secondo la mia opinione, oggi in Italia ci sono diversi scrittori interessanti. Penso a Rossella Postorino de “Le assaggiatrici” o a Marco Balzano che con il suo “Resto qui” mi ha fatto un’ottima impressione. Non dobbiamo piangerci addosso e piuttosto dobbiamo rimboccarci le maniche per colmare il gap con gli altri paesi europei, per esempio investendo di più nella cultura e nei talent scout, con progetti scolastici e corsi più accessibili economicamente. Spesso è difficile arrivare al grande pubblico o essere pubblicati da una grande casa editrice, e questo mette in ombra una marea di bravi scrittori sconosciuti.

Pensi che la scrittura possa avere proprietà terapeutiche?

Per me, sì. La crittura mi aiuta molto quando sono triste. Scrivo e scrivo continuamente. È paradossale ma le parti migliori le scrivo quando sono triste o malinconico. Metto su della musica rilassante o del jazz ed entro nella mia dimensione ideale.

Parlaci del tuo ultimo lavoro “Andrà tutto bene”.

“Andrà tutto bene” è nato due anni fa. Con il testo di allora partecipai al concorso nazionale “IoScrittore” organizzato dal Gruppo Editoriale Mauro Spagnol e arrivai in finale. Poi misi il manoscritto in un cassetto, perché dentro di me non ero soddisfatto del tutto del lavoro. L’anno scorso l’ho ripreso in mano e dopo aver fatto un elenco delle cose che non mi piacevano, ho fatto un restyling dell’opera e ora sono molto contento del risultato finale. Alcune volte, aspettare è la soluzione migliore. Quest’ultimo romanzo parla della contrapposizione tra due generazioni, quella di una nonna (Lucia), che ha vissuto una vita calma e in povertà, e quella dellanipote (Giulia), che vive una vita frenetica come quelle di tutti al giorno d’oggi. È stato importante per me evidenziare le differenze, dal cibo che si mangiava al rapporto con la famiglia, dagli amori al contesto di crescita. Tengo a precisare che il progetto grafico di copertina è stato realizzato dallo studio altamurano Addictive di Teresa Moramarco, che ha svolto un ottimo lavoro. Ormai collaboro con il suo studio da anni.

Se potessi consigliarci tre libri da leggere, quali?

Un’altra domanda difficile. È sempre complicato consigliare un libro, sai? Ma ci provo lo stesso. “Due di due” di Andrea De Carlo, “La ciociara” di Alberto Moravia, “Quella sera dorata” di Peter Cameron.

Progetti letterari in cantiere?

Attualmente sto scrivendo il prossimo libro e nel contempo preparo le presentazioni che mi porteranno un po’ in giro per l’Italia, per così dire. La prima sarà a Settimo Torinese, il 28 febbraio, quella successiva a Iglesias, la mia città natale, il 21 marzo, e conto di farne una anche ad Altamura, ma con data ancora da definire.

Non ci resta che lasciarci con un ‘Arrivederci’.

Articolo scritto prima dell’emergenze Covid-19.

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