La tecnologia nell’era della tecnologia

Ho deciso di scrivere questo articolo, perché col passare del tempo, ormai, sento e vedo sempre di più dei comportamenti “strani” da parte delle persone appartenenti alla scorsa generazione.

Sebbene questi ultimi abbiano conosciuto il passato com’era cioè, senza televisione, senza cellulari e via dicendo… c’è una parte che continua a pronunciare la solita frase “si stava meglio ai miei tempi“. Non voglio aggiungere altro.

Esiste anche una frangia di persone appartenenti alla scorsa generazione che rifiutano categoricamente l’introduzione della tecnologia, in parte, per un incompleto processo fisiologico di alfabetizzazione e, in parte, come una ribellione verso un mondo sempre più complesso e nelle fauci del capitalismo. Un filosofia di vita, insomma.

Ma non voglio addentrarmi in un terreno sabbioso come l’antropologia. Men che meno di questa generazione, difficilissima da capire.

Il Novecento è stato senza dubbio il secolo che ha cambiato le vite di tutti, e il Nuovo Millennio ha limato ancora queste novità rendendole assai appetitose. “Ottimizzare” forse è la parola che più si addice per i tempi attuali. Dopo le gestioni nefaste dei vecchi governi di tutti i Paesi, le nuove generazioni hanno ereditato situazioni gravissime e quasi irreversibili. Si è giunti quindi a dare luogo a processi di ottimizzazione per ogni genere di cosa, dalle risorse umane alla produttività, fino ad arrivare inesorabilmente al tempo.

In questo Millennio, le nuove generazioni hanno capito che il tempo è un fattore fondamentale. Forse, il più importante di tutti. Grazie alla tecnologia, per esempio, il nostro tempo medio di vita si è allungato.

Ma poterci godere qualche anno in più di vita non è la sola conseguenza. Grazie ai computer è cambiato totalmente il modo di vivere e di lavorare delle persone, ottimizzando tempo e costi.

Poi è arrivata l’epoca dei tablet e degli smartphone, una nuova rivoluzione industriale a distanza di qualche decade dalla prima. E quindi gli ebook. Quello zaino che pesava più di noi possiamo lasciarlo nell’armadio, per la felicità dei bambini. Per non parlare del bancomat. Quel portafoglio pieno più di scartoffie che di soldi e così pesante era scomodissimo. Meglio un bancomat da portare dappertutto e pagare con la modalità contactless (senza digitare il pin per quegl’altri). Vuoi mettere?

Va detto chiaramente che la tecnologia usata in modo scorretto può essere dannosa e pericolosa per chi ci sta intorno. Far smettere di piangere un bimbo con un tablet non costituisce ancora reato, benché lui recepisca che gli venga dato sempre ogni volta che lui si lagna. A volte non ci pensiamo, ma lo danneggiamo.

Dunque, credo che i tempi nostri non siano tanto male. Educazione e buon senso devono sempre andare in coppia e devono essere inseparabili. No all’uso di Whats App durante la guida e no all’uso di Facebook durante una conversazione tra amici.

“Si stava meglio ai miei tempi” è un concetto che non regge più. È soltanto una pessima scusa per non adattarsi ai tempi attuali e una pericolosa menzogna che si racconta agli altri, ma soprattutto a se stessi.

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Un commento su “La tecnologia nell’era della tecnologia

  1. Orlando il said:

    Caro Michael, come tu sai benissimo faccio parte di quella “scorsa generazione”, ma sai altrettanto bene quanto la tecnologia abbia significato per me è per tanti altri miei coetanei. Non tornerei indietro per nessuna ragione, non rinuncerei più alla potenzialità dell’informatica, alla necessità di connessione (nonostante aborra i social!), alla praticità dello smartphone e dell’e-commerce… etc etc, anche se… Anche se, quando mi affaccio alla finestra dei miei anni e rivedo il trascorso mi vedo da piccolo giocare per strada con gli amici dalla chiusura delle scuole fino alla riapertura (e non l’estate trascorsa davanti a monitor o a chattare con amici virtuali), ad aspettare il giornalino preferito per una settimana e godermi la lettura e la rilettura, a gustarmi la canzone preferita che passava per la radio e a trovarmi pronto la la “cassetta” per registrala, ad aspettare il programma preferito o la partita della tua squadra senza avere la scelta di oggi (che alla fine ti porta a non guardar più nulla) a trovare il modo più simpatico o romantico per mandare messaggi alla ragazza dei tuoi sogni. A vedere degli sport “veri”, la F1 ad esempio (tu sai quanto sia appassionato!), fatta di mostri meccanici indomabili con a bordo piloti coraggiosi sprezzanti della morte e non i computer su 4 ruote di oggi che vanno su binari con pilotini (!!!) manovrati dai box come videogames.
    Potrei farti altri 1000 esempi tra ieri e oggi dove “nell’oggi” è andata persa qualcosa, quel qualcosa che la seconda o forse terza rivoluzione industriale ha appiattito. Ben venga tutto, ma quando vedo bambini che si siedono sulla panchina con lo sguardo fisso per ore su un monitor da 6 pollici e a fianco i miei bambini giocare ancora in piazzetta, sfidandosi con loro simili allo state o col pallone, beh, in loro rivedo me da piccolo e provo un piacere che quasi mi commuove. E mi porta a dire che “si stava bene anche ai miei tempi,” … forse non meglio ma “tanto tanto bene”. Perché quei tempi li vivevi così… e non inmaginavi nemmeno cosa sarebbe stato il futuro.
    Poi mi squilla lo smartphone, chiudo la finestra dei ricordi ed eccomi ritornare la mia dorata realtà.

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