Picture-Story: Autunno nella foresta di betulla

1° Appuntamento della rubrica “Picture-Story”

PEDER MORK MONSTED: AUTUNNO NELLA FORESTA DI BETULLA

AUTUMN IN THE BIRCHWOOD
AUTUMN IN THE BIRCHWOOD

Info sul quadro:

Anno: 1903;

Dimensioni: 114 x 70.5 cm (olio su tela).

 

La prima domenica d’ottobre di quel 1903, l’avevo trascorsa come sempre, in mezzo alla natura. Mi piaceva girovagare tra quelle betulle, così alte e fitte tanto che non riuscivo a vedere il cielo. Ma che importa? Oggi il cielo non è un granché. Un leggero venticello soffia dalla direzione da cui provengo, come se mi accompagnasse in questa passeggiata mattutina. Che silenzio, che pace. Il canto degli uccellini si insinua tra il velo di questo silenzio, e si mescola a formare un sottofondo musicale che fa da cornice a ciò che vedono i miei occhi.

Dopo mezz’ora di cammino incontro un fiumiciattolo. L’acqua però sembra ferma, e sembra invecchiare, come si può notare dalla melma che si è formata a contatto con la terra. Una parte dell’acqua è coperta anche da uno strato di foglie che gli alberi han perduto da un paio di settimane, come è giusto che sia, in autunno. Vi sono sempre delle betulle ai margini di questo fiume. Coraggiose. Esse si specchiano nell’acqua, si ammirano, si contemplano. Non pensavo che la natura stessa potesse essere così vanitosa. E invece sì. Ci tiene ad apparire sempre bella e ammirevole, e io non posso che stare qui fermo a guardare in silenzio questo panorama. Ogni cosa a ridosso del fiume viene riprodotta in quello specchio d’acqua. Anche il mio viso. Rimango in piedi, immobile, a fissarmi sulla superficie del fiume. Il flusso leggero della corrente distorce a malapena la mia immagine. E’ come se dentro l’acqua vi fosse una dimensione uguale a quella in cui viviamo. E’ così misteriosa l’acqua. Mi viene quasi paura.

Nessuno si è fatto vivo da quando sono qua. Vorrei incontrare qualcuno, amante come me della natura. Magari un cacciatore, o anche una milady. Ma forse se sono qui è perché voglio stare solo con me stesso, a fare girare i miei pensieri per la testa e a farli fare pace. Ecco, un pezzettino di terra asciutto. Prendo il mio sgabellino di ciliegio, regalatomi non so in quale viaggio. Oggi per pranzo mi sono preso un pezzo di formaggio francese. Dicono che è ottimo. Il vino che ho messo nella bisaccia, invece, è italiano. Un uccellino si avvicina a me mentre addento il pane, cadono alcune briciole. Lui si avvicina, ne prende una e vola via impaurito. Se solo sapesse che gli sono amico.

Con la pancia piena riesco a pensare meglio, così tolgo fuori il mio cavalletto e una tela. Provo a fissare ciò che vedo. Ciò che sento. Ogni cosa intorno a me diventa più viva e più colorata. L’odore della terra bagnata concilia il mio senso di pace.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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