Picture-Story: Gli amanti

25° appuntamento della rubrica “Picture Story”.

RENE’ MAGRITTE: GLI AMANTI

Magritte - Gli amantiInfo sul quadro

Anno: 1928

Dimensioni: 54×73 cm (olio su tela)

Nel 1928 Magritte realizzò due versioni di questo dipinto, il primo si trova custodito presso la National Gallery of Australia, mentre il secondo al MOMA (Museum of modern art) di New York.

Separatore-1-21975. All’epoca, Concord era una cittadina tranquilla e sicura. Era il posto ideale dove far crescere un bambino, e Tom l’aveva capito subito. Quando suo figlio Harry compì quattro anni, aveva deciso di trasferire la sua famiglia nella contea di Merrimack.

Era il primo giorno di scuola di Harry, un ragazzino di media altezza, coi capelli scuri e due occhi grandi, altrettanto scuri. Si sentiva a disagio, poiché non conosceva ancora nessuno.

Due file più dietro, stava seduta Aria, la quale come Harry, si nascondeva quasi dietro il banco per la vergogna. Sorrideva di tanto in tanto, ma pensava solo al momento in cui sarebbe stata di ritorno a casa. Aria aveva gli occhi verdi, capelli castano scuro e la pelle molto chiara. Qualche bambino si era permesso di prenderla in giro per il colore eccessivamente chiaro della sua pelle, e lei ne era rimasta contrariata, tant’è che alla pausa, si era seduta sugli scalini dell’ingresso della scuola, per i fatti suoi.

-Non dargli retta.-

Sentì una voce provenire dalle sue spalle. Non rispose.

-Hai una pelle bellissima.-

Aria alzò lo sguardo, come a guardare nel vuoto.

-Lasciami in pace!- rispose adirata.

-Vuoi un po’ di latte?-

-Ti ho detto di lasciarmi in pace!- rispose lei.

-Come vuoi.-

Di fronte a lei, passò indifferente il bambino che aveva provato a confortarla, e si era seduto su una piccola panchina. Aria lo guardò con aria furtiva. Lo studiava in tutto e per tutto. Come poteva avergli risposto in quel modo? Quel bambino era stato l’unico della classe a non averla presa in giro per la sua pelle. Continuò a guardarlo, ne studiò i suoi gesti, e alla fine, aveva deciso di abbattere il muro e di andare a scusarsi per essere stata così scortese con lui.

Si alzò dai gradini e con passo lento e un velo di timidezza si sedette di fianco a lui.

-Scusa per prima, ma oggi ci sono rimasta male per stamattina…-

Lui non rispose e continuò con indifferenza a consumare la sua merenda. Aria si morse un labbro, perché non riusciva ad ottenere la sua attenzione.

-Sei stato l’unico a non avermi preso in giro, grazie…-

Dopo alcuni secondi, finalmente, lui ruppe il silenzio.

-Perché avrei dovuto farlo?-

-Eh? Cosa?-

-Prenderti in giro.-

-Perché lo hanno fatto tutti.-

-Mio padre dice sempre che quando una persona fa quello che fanno tutti gli altri, sta sicuramente sbagliando.-

-Se lo dici tu.-

-No, lo dice mio padre.-

-Sei un po’ antipatico, lo sai?-

-…-

-Vuoi un po’ di latte?-

-No, grazie… sono allergica.-

-Come si fa ad essere allergici al latte?-

-Non lo so, mia mamma mi ha detto che se bevo il latte poi sto male e devono portarmi all’ospedale.-

-Davvero?-

-Sì, mi è successo una volta.-

-…-

-Non mi hai detto come ti chiami. Io, Aria e tu?-

-Harry.-

Aria gli porse la mano.

-Tua madre non ti ha insegnato le buone maniere?-

Harry tese la mano e gliela strinse.

-Non così forte, però.-

-Scusa.-

Da quel momento, Harry ed Aria diventarono inseparabili. Harry fu un punto di riferimento per Aria, e così Aria fu, altrettanto, un punto di riferimento per Harry. E quando un’amicizia diventa un legame così forte e indissolubile, il tempo sembra trascorrere più veloce.

Arrivò l’ultimo anno della scuola. L’ultimo ballo del liceo. L’ultimo capitolo, prima di una nuova vita.

Harry era diventato un bel ragazzo, alto e magro. Aria era decisamente la ragazza più bella del liceo, e questo aveva causato un po’ di problemi tra i due. Tanti ragazzi facevano a gara per uscire con lei, ed Harry cominciava ad essere geloso. La loro amicizia si era tramutata in qualcosa di diverso, un legame anomalo, che non si poteva chiamare amore.

Harry aveva cominciato a guardare Aria in un modo diverso. Aveva notato che il suo corpo cambiava giorno dopo giorno. E gli piaceva sempre di più. Aria, invece, aveva visto che nel viso di Harry cresceva la barba, e la sua voce era cambiata da un giorno all’altro. Non sapeva come dirglielo, ma le piaceva. Ora, come non mai.

Per l’ultimo ballo, Harry non aveva fatto nessun invito a Aria. Era stata lei, dopo aver rifiutato decine di inviti da tutti i ragazzi della scuola, che ci sarebbe andata con lui.

La radio passava Thunder road del giovane e promettente Bruce Springsteen. Harry era emozionato più del solito, sapeva che quella sarebbe stata l’ultima sera che avrebbe visto Aria. L’indomani, infaatti, sarebbe partito per il Massachusetts, alla volta di Boston, dove aveva vinto la borsa di studio. Non aveva ancora detto nulla ad Aria. Aveva deciso così, per non farla soffrire, e per non far soffrire se stesso.

Sul sedile di fianco, c’era appoggiato un mazzo di fiori, confezionato per lei. Quello sarebbe stato il suo omaggio per dirle grazie di tutto. Harry fece un respiro profondo prima di suonare il campanello.

-Aria! Aria, cara! E’ arrivato Harry, su sbrigati…- gridò Marge, la madre di Aria, dai piedi delle scale.

-Vieni, caro… accomodati pure.-

Si sentirono rumori di passi, una cadenza lenta, che trasmetteva ai presenti l’emozione e l’imbarazzo per quel momento. Aria si apprestava a scendere le scale. Con le mani si aiutava a reggersi il vestito, per non inciampare, e ora guardava Harry, ora guardava le scale. Harry rimase immobile. Deglutiva a fatica, e vedeva ciò che Aria era diventata. Era bellissima. Portava un vestito rosso, i capelli elegantemente raccolti, e una collana di perle che brillavano alla luce.

Dopo aver sceso le scale, Aria si fermò di fronte ad Harry e lo guardò negli occhi. Sorrideva, perché si era fatta bella per lui, e aveva deciso che quella sera stessa glielo avrebbe confessato. Magari, durante un lento, oppure fuori, lontano dagli occhi indiscreti.

-Questi sono per te…-

Harry porse i fiori ad Aria, la quale li odorò inspirando profondamente, come se volesse respirare ogni cosa di lui.

-Andate, miei cari, o farete tardi!- disse Marge.

Harry le aveva aperto la portiera della macchina, e lei compiaciuta per il gesto, si sedette, mentre lo scrutava in ogni suo gesto, come quel giorno, tanto tempo prima, che lo conobbe a scuola.

La palestra del liceo andava via via riempiendosi, e Harry e Aria formavano decisamente la coppia più bella presente al ballo. Il preside, come ogni anno, prese il microfono e fece la solita ramanzina, e poi, il gruppo della scuola cominciò a suonare.

-Sei di poche parole, stasera.- disse Aria.

-Sì, scusa… sei tu che mi incanti.- rispose Harry.

-Smettila, altrimenti mi metti in imbarazzo.-

-Ti va di ballare?-

Aria annuì col capo.

Harry prese la sua mano e i due ragazzi si catapultarono nella pista, in mezzo ai loro compagni di scuola. Ballarono pezzi swing e rock’n’roll, per poi passare ai lenti classici, quelli dove ci si stringeva forte e ci si guardava negli occhi senza dire una parola.

-Grazie.- disse Harry sottovoce.

-Per cosa?- chiese Aria con una faccia dubbiosa.

-Di tutto, per quello che sei, per quello che fai…- rispose Harry.

Lei non disse nulla, si strinse ancora più forte tra le braccia di lui e poggiò la testa sulla sua spalla. Si sentiva al sicuro.

-Grazie, grazie a tutti per essere venuti!- urlò alla fine il preside.

Il ballo si era concluso con un lungo applauso, e la maggior parte degli studenti aveva lasciato la sala per continuare la serata in un posto più appartato.

Harry teneva una mano al volante e una sul cambio delle marce. Aria mise la mano sopra la sua senza dire una parola. Non gli chiese dove la stava portando, perché per lei la cosa più importante era stare con lui.

L’auto di Harry si fermò sulla cima della collina. Da lì era possibile vedere tutta Concord illuminata, e anche altre città vicine. I grilli cantavano a squarciagola, e le stelle illuminavano il cielo come lanterne.

-Ti piace qua?- chiese Harry un po’ impacciato.

-E’ il posto più bello in cui mi avresti potuta portare.-

Ci furono alcuni secondi di silenzio.

-Harry?-

-Sì?-

-Da quanto ci sonosciamo?-

-Non mi ricodo più… Però mi ricordo quella bambina seduta su quelle scale.-

-Ti ricordi come piangevo?- disse Aria sorridendo.

-Già, frignavi perché ti prendvano in giro per la tua pelle bianca come il latte.-

-Che stupida… Posso chiederti una cosa?-

-Perché tu non mi presi in giro?-

-Perché io non ci trovavo nulla di strano. Forse, per me eri speciale già allora.-

Aria sorrise e abbassò gli occhi.

-Ti voglio bene…-

-Anche io.-

Harry guardò Aria negli occhi. I loro volti si avvicinarono pian piano, finché le loro labbra si toccarono. Erano umide e soffici. C’era poesia nel loro bacio, perché era sincero.

 -Harry! Si può sapere cosa stai facendo tutto quel tempo di fronte a quel quadro???-

Harry si svegliò di soprassalto da quello stato di dissociazione. Era rimasto di fronte al dipinto di Magritte, a pensare ad una vecchia storia.

-Sì, scusa. Stavo pensando al significato dei lenzuoli su quel quadro.-

-Su, sbrigati. Io e Sofie ti aspettiamo più avanti.-

Harry si era irritato per quell’infiltrazione della moglie nella rievocazione dei suoi ricordi. Pensava a quella vecchia storia con Aria, la sua amica d’infanzia, che aveva lasciato ancora prima di mettersi insieme, la sera dell’ultimo ballo della scuola. L’aveva amata come non mai. L’aveva amata come non aveva mai fatto con la sua attuale moglie, e si chiedeva cosa sarebbe successo se fosse rimasto con lei a Concord. Gli si spezzava il cuore pensando al dolore che le aveva provocato. Non aveva più avuto sue notizie, aveva saputo soltanto che si era sposata con un poliziotto di nome Charlie e si era trasferita nel Maine. Harry, invece, aveva intrapreso la carriera universitaria ed era diventato docente di informatica presso l’Università di Boston. Lì, durante il suo dottorato, aveva conosciuto Bet, una ragazza graziosa che sposò poco dopo.

Di fronte a quel dipinto di Magritte, Harry si chiedeva se la sua vita fosse andata come egli l’aveva realmente progettata. In quel quadro vedeva due persone baciarsi con un lenzuolo sul viso. Quell’immagine gli faceva venire in mente proprio la sua storia con Aria. Il bacio che le diede sulla collina quella sera del ballo, non era il bacio le avrebbe voluto dare. Avrebbe fatto carte false per averla in quel momento di fronte a lui e dirle quanto gli era dispiaciuto andarsene e lasciarla sola, dopo una vita insieme. Avrebbe voluto averla di fronte per dirle che l’aveva amata davvero, anche se non glielo aveva mai confessato. Avrebbe voluto togliere quel lenzuolo dal suo viso per poterla baciare, finalmente, come voleva.

Strinse i pugni, Harry, poi alzò lo sguardo e guardò ancora una volta quel dannato quadro. Non disse nulla, e a passo svelto, si indirizzò nell’altra stanza, dove c’erano sua moglie e sue figlia ad aspettarlo, come se quella sala contenesse la sua vita passata che sapeva di stantìo e che non riusciva a farlo respirare.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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