Picture-Story: L’ultimo bacio

28° appuntamento della rubrica “Picture Story”.

RAYMOND LEECH: L’ULTIMO BACIO

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Separatore-1-2Dopo l’ultimo gemito di Lily, Joe la guardò negli occhi e vide che non desiderava altro che lui. Dalla punta del naso gli cadde una goccia di sudore che si frantumò sul seno. Si guardavano i due, non smettevano di consumarsi con gli occhi, e i loro respiri si intrecciavano, come a prendersi e lasciarsi in un gioco passionale. Era l’ultima sera che Lily e Joe trascorrevano insieme. Lui sarebbe partito il mattino dopo, verso il fronte.

Nessuno poteva farci niente. Quando la vita appartiene a qualcun altro ben più potente di te è difficile da accettare. Quando devi interrompere il tuo presente per lasciar spazio a un presente non tuo. Non sapeva come dirglielo, Joe. Non sapeva da dove cominciare.

Come ogni volta che finivano di far l’amore, Lily si adagiò sul suo petto, perché le piaceva sentire il suo cuore battere. Stava pomeriggi interi sdraiata su di lui a sentire quel muscolo pompare, e Joe le accarezzava i capelli fino a farla addormentare. Così, stava succedendo anche quella sera.

Joe non poteva sopportare l’idea di farle del male. Aveva pensato perfino di alzarsi all’alba e sparire senza dirle nulla. No. Sarebbe stato troppo da codardo. Lily non si sarebbe mai aspettata un comportamento simile, perché forse avrebbe capito la situazione. Avrebbe accettato la sua partenza e lo avrebbe aspettato fino al suo ritorno. Se solo Dio lo avesse voluto.

Mentre Lily ascoltava il suo cuore battere, sentì due parole rimbombare dentro il corpo di Joe.

-Devo partire.-

Lily si girò di scatto e lo guardò con aria preoccupata.

-Perché?- provò a sussurrare. Non era sicura di averlo pronunciato.

-Mi hanno chiamato per andare…- Joe fece una pausa. Non si sentiva pronto per dirglielo.

-Dove? Joe parla, per l’amor del cielo! Parla!-

-Al fronte.-

Lily non rispose, esplose in un pianto rifugiandosi tra le sue braccia.

Fu una notizia dura da accettare. Così, all’improvviso, il mondo era caduto addosso ad entrambi. Era un macigno che li aveva schiacciati frantumando le loro anime. Non rimaneva che reagire. Non rimaneva che accettare quel destino crudele e sperare che il futuro riserbasse qualcosa di buono per loro.

-Domani mattina ho il treno.- disse Joe con la voce rotta dalla tensione, e aggiunse: -Non sapevo come dirtelo, scusami.-

Lily lo guardò con gli occhi gonfi, pieni di lacrime, e gli accarezzò la guancia.

-Promettimi che tornerai.-

-Te lo prometto.- rispose Joe baciandole la fronte.

Ci fu un lungo silenzio. Entrambi dovevano elaborare il lutto di quella separazione forzata. Poi, Joe ruppe quel muro.

-Non venire a salutarmi, ti prego. Non sono bravo con gli addii…-

A Lily si strinse il cuore. Sapeva che entro pochi minuti, Joe avrebbe lasciato la sua stanza e sarebbe uscito, scomparendo per sempre. Sapeva bene che quella promessa non avrebbe potuto mantenerla. Sapeva che il suo destino non sarebbe dipeso da lui.

 Separatore-1-2Quel mattino di ottobre, la piccola cittadina di Benton, nell’Illinois, si era svegliata con un sole timido e tiepido. I raggi del sole investivano i prati che, ricoperti di brina, brillavano come un immenso tappeto di diamanti.  L’orologio della stazione segnava le 8.15, e la banchina era invasa da un gruppo folto di ragazzi pronti ad invadere le carrozze del treno.

Joe si apprestò a salire e portava con sè una grossa valigia marrone. La sistemò sulla capelliera e prese posto vicino al finestrino. Dal suo sedile scrutò il via vai della gente. Si chiese se le stazioni fossero un posto felice o meno, e il suo pensiero andò inesorabilmente a Lily. Avrebbe voluto abbracciarla per l’ultima volta, e dirle quanto l’amava. I rimorsi lo avvolsero come a immobilizzarlo, perché fino a quel momento non aveva mai avuto il coraggio di dirle quelle parole. Ora che la vita gli scivolava via davanti agli occhi, aveva capito quanto le parole fossero importanti.

Una voce in lontananza svegliò Joe da quello stato di dissociazione e lo scaraventò nella realtà.

-Joe! Dove sei, Joe?-

Una voce femminile chiamava il suo nome. Joe sgranò gli occhi, perché quella voce gli suonò familiare. Si alzò di scatto dal suo posto, abbassò il finestrino e si affacciò speranzoso.

Lily, con passo svelto ed il cuore in gola, percorreva freneticamente la banchina, sperando che il suo Joe sentisse la sua voce.

Tra il via vai e la confusione generale, Lily riconobbe Joe affacciato al finestrino.

-Joe, sono qua! Joe!- urlò Lily sventolando il braccio per farsi notare.

Joe si girò in direzione dalla quale proveniva la voce e vide Lily correre verso di lui.

Il capotreno fischiò per avvertire dell’imminente partenza del treno.

-In carrozza!- urlò con tutta la voce che avevo in corpo.

Lily si accostò al finestrino dal quale era affacciato Joe.

-Scusa, non ce l’ho fatta a non venire. Volevo vederti per l’ultima volta!-

Joe si sporse ulteriormente e, senza fiatare, prese Lily e la portò verso di sè. La guardò, forse come non l’aveva mai guardata, e le diede un bacio. Le sue labbra si adagiarono dolcemente su quelle di Lily. Non c’era bisogno di aggiungere altro.

Le porte del treno si chiusero bruscamente e i due si lasciarono.

-Scrivimi quando puoi.- disse Lily.

Il treno si mosse leggermente in avanti e Lily lo seguì disperatamente, accelerando il passo.

-Ti amo.- disse Joe.

Lily non riuscì più a tenere il passo del treno e lasciò la mano di Joe, dopo avergli tenuto disperatamente, per un secondo, le sue dita.

-Ti amo anch’io, Joe.- urlò con le lacrime agli occhi.

Il treno prese velocità e sfrecciò via portandosi dietro tutta la sua vita.

Lily rimase immobile, e mentre tutti sgomberavano la banchina, lei con gli occhi chiusi pregava per Joe. Chiedeva a Dio di riportarlo indietro sano e salvo, e fargli conoscere il figlio che portava in grembo.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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