Picture-Story: Il treno che passa

19° appuntamento della rubrica “Picture Story”.

UMBERTO BOCCIONI: IL TRENO CHE PASSA

Umberto Boccioni - Il treno che passa

Info sul quadro

Anno: 1908

Dimensioni: n.d. (olio su tela)

Custodito al Museo Civico di Belle Arti di Lugano (Svizzera)

Separatore-1-2

Il treno che passa squarcia in due la bionda campagna. Ogni volta che lo vedo, corro vicino ai binari per poter vederlo da vicino. Lascio la bicicletta appoggiata per terra, metto la mano sul binario e sento una leggera vibrazione. Il mio cuore sussulta, comincia ad accelerare man mano che il treno si avvicina.

Lo vedo arrivare che si fa sempre più grande, e sopra la locomotiva si espande una nuvola grigiastra. E’ proprio bello. Chissà se questo porta merci o passeggeri. Il fischio è forte, tant’è che devo tapparmi le orecchie. Eccolo passare di fronte a me, vagone dopo vagone. Un bambino sta affacciato ad un finestrino e saluta con la mano. Io lo guardo serio, poi ricambio il saluto. Vorrei essere al posto suo per vedere dove porterà questo treno, per vedere le cose un po’ più dall’alto, per vedere la capagna scorrere, il mare, la città. Penso che deve essere proprio bello guidare un treno.

Anche l’ultimo vagone è andato. Mi metto al centro dei binari e guardo il treno allontanarsi da me a grande velocità, trascinandosi dietro quella nuvola grigia, che si allunga fino a diradarsi nell’aria.

-Agostino, Agostino!- una voce chiama il mio nome.

Mi giro di scatto e vedo Gino che si sbraccia un po’ distante da me.

-Che ci fai lì?- mi chiede, sempre gridando a squarciagola.

-Stavo guardando il treno!- rispondo indicando verso la direzione nella quale andava.

-Vieni, che andiamo sulla spiaggia!- mi dice indicando il suo aquilone. -Vediamo come vola!-

Prendo la bici e lo seguo. Il vento ci spettina i capelli. Tolgo i sandali, perché nella sabbia riesco a camminare meglio scalzo.

-Guarda, ci sono le barche a vela!- dico io indicandole. -Gino, dai, facciamo volare questo aquilone!-

Lui inizia correre nella direzione del vento. Io sto dietro di lui. Aspettiamo una folata forte. Eccola.

-Dai, Gino! Ora!-

Lui esegue e lancia l’aquilone che subito prende quota.

-Dagli corda, dagli corda!-

Eccolo volare, l’aquilone. E’ colorato di rosso e di blu, è proprio bello. Mi piacerebbe, un giorno, volare come lui.

Corriamo per tutta la battigia. L’aquilone sembra portarci in mare.

-Tira, tira!- gli dico io.

-Non ce la faccio!-

-Aspetta che ti aiuto.-

Prendo la corda e con tutte le mie forze cerco di portarlo verso la spiaggia. Il vento è sempre più forte.

-Non ci riesco neanche io!- dico mentre cammino all’indietro.

-Attento!- mi dice Gino.

Io non faccio in tempo a capire che inciampo su una grossa pietro che si trova alle mie spalle. L’aquilone scappa via verso il mare, fa dei movimenti strani e poi si adagia sull’acqua.

Gino si avvicina a me.

-Mi dispiace.- gli dico affranto.

-Non preoccuparti, oggi il vento era forte! Ti sei fatto male?-

-No. Domani ne costruiamo un altro, più grande. Che ne dici se lo facciamo giallo e verde?- gli chiedo.

-Ottima idea.- mi risponde entusiasta.

Facciamo per andare via dalla spiaggia e Gino mi chiede:

-Mi fai prendere la bici fino al paese?-

Io annuisco e lui contento si precipita a prenderla.

-C’è posto per tutti e due.- mi dice poco prima di partire.

Io gli sorrido e mi faccio un posticino tenendolo per i fianchi.

-Viaaaaaa!- grido.

Gino comincia a pedalare con aria soddisfatta. Quella bici è il nostro treno ed il nostro aquilone. Il vento ci investe in piena faccia.

E’ così che immagino di volare.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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