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Picture-Story: Vita in campagna

35° appuntamento della rubrica “Picture Story”

ADOLFO BELIMBAU: VITA DI CAMPAGNA

Info sul quadro

Olio su tela

Anno: 1890 (100 x 65 cm) – collezione privata.

È da giorni che Bertino, rientrando dai campi, passava col suo asino, carico dei raccolti della campagna, tra i vicoli del paese; ed era da giorni che aveva notato una fanciulla graziosa e timida affacciata a un muretto alto a ridosso delle scale proprio di fronte al portico. Ma chi era questa ragazza? Era nuova in paese? Eppure sono quattro case, come era possibile che non la conosceva?

-È Giuseppina.- disse Armando chino sulla terra, mentre era intento a zappare.

Bertino lo guardò con aria interrogativa.

-Chi?- chiese lui con una faccia di chi non aveva capito.

-Giuseppina, è la figlia di Pasquale, dai!- disse ancora Armando alzando la voce.

-Che ti strilli?- rispose stizzito Bertino.

Quella giornata di fine estate era particolarmente afosa, e Bertino si era seduto con la schiena contro il suo albero preferito. Un castagno gigante piantato da suo nonno. Era andata a finire che Armando aveva continuato il lavoro da solo, mentre Bertino si era appisolato all’ombra in quel pomeriggio troppo caldo per lavorare.

Armando non lo aveva svegliato, perché anche Bertino avrebbe fatto lo stesso per lui. Rimase a guardarlo addormentato all’ombra e quell’immagine creò una voce nella sua testa che gli disse di fermarsi e di riposarsi come faceva l’amico. Ma Armando si destò da quello stato di incantamento per il gracchiare di un corvo e si accorse che i semi che aveva appena piantato venivano cercati e beccati da un gruppo corvacci maledetti. Veri e propri delinquenti!

-Andate via!- gridò Armando. -Andate via!- gridò ancora.

Bertino si svegliò di soprassalto e un po’ intontito guardò in direzione di Armando.

-Stai sempre a strillà!- disse infastidito per quel suo sonno interrotto.

Bertino quindi si alzò e riprese il lavoro irritato.

 

Alla fine del pomeriggio, quando il caldo mollò un poco la sua presa, Armando e Bertino presero la strada verso casa, e come sempre, si salutarono all’edicola di Sant’Isidoro.

-Andiamo- disse Bertino al suo asino.

Il suo fedele compagno di lavoro procedeva con passo lento, carico del frutto dei campi. Bertino teneva la corda della briglia e gli stava pazientemente accanto. Conosceva il suo amico e sapeva che non era necessario mettergli fretta, altrimenti si piantava e chi lo schiodava più!

Quando Bertino arrivò al portico vide nuovamente la fanciulla, che intenta a scuotere un panno, questo le era caduto giù dal muretto. Lei lo aveva guardato imbarazzata e senza dire una parola, Bertino si era apprestato a prendere e porgerle l’oggetto caduto.

-Sei nuova in paese?- chiese Bertino sfacciato.

-No- rispose lei con timidezza.

Si erano guardati per qualche secondo in silenzio, e intanto, la vicina tornando verso casa colse quegli sguardi pieni di languore. Sorridendo continuò a camminare.

-Mi chiamo Bertino-

-So chi sei…- disse la ragazza ridendo.

-Solo che io non so chi sei tu- rispose lui perplesso.

-Bell’asino.- disse lei indicando l’animale.

-Sì, il più fedele del mondo- rispose Bertino.

-Bhè, grazie…- la ragazza indicò il panno raccolto.

Bertino fece un cenno di assenso tenendosi il cappello e scendendo gli scalini proseguì il suo cammino.

-Avete una bella uva quest’anno. Tagliatela o andrà a male.- disse Bertino improvvisamente indicando la pianta.

Lei lo aveva salutato facendole un cenno con la mano, poi era scomparsa velocemente dietro il muretto. Bertino era rimasto a guardare la vite, verde e rigogliosa. Il mulo lo aspettava, come sempre, sotto il sole cocente di fine agosto, mentre lui rimase immobile per alcuni istanti avvolto da mille pensieri, tutto scombussolato per quell’incontro.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.