Il seminatore di grano – 13. Un messaggio importante

Filomena camminava nella vigna e vedeva come i grappoli d’uva crescevano a vista d’occhio. Da lì a un mese sarebbe cominciata la vendemmia e pensò che quello fosse il momento più bello dell’anno. La vigna si popolava improvvisamente di gente, donne, uomini e ragazzi; perfino i vecchi giungevano a dare i loro consigli, o anche solo per vedere, perché vendemmiare era qualcosa di romantico. Per tutti. L’aria era frizzante e profumava di vino. Filomena si accorgeva in quei momenti che non poteva vivere se non in quei posti.

Ora era lì, sola, e la collina vuota e nuda sotto il sole le faceva venire un senso di malinconia. Si abbracciò come se sentisse freddo e raggiunse con passo svelto il pozzo. Il vento era caldo, troppo, così calò un secchio nel pozzo per bere un po’ d’acqua e rinfrescarsi la faccia.

Il rumore di uno sparo la fece trasalire, mentre gli uccelli volarono via spaventati dagli alberi di fronte. L’eco dello sparo andava via via a scomparire e Filomena non seppe cosa pensare. Un altro sparo! Filomena cercò di capire da dove provenisse e s’avviò nel bosco.

Ancora uno sparo. Sempre più vicino.

Superò un arbusto e subito dopo si girò di scatto perché sentiva di essere seguita. Ora respirava velocemente e sentiva la pelle ritrarsi come quando sentiva freddo. Si guardò alle spalle, ma il bosco dietro era sempre uguale, ogni cosa era al suo posto, soltanto i canti delle cicale, che impedivano di sentire i rumori dei passi di qualcuno. Filomena fece un passo in avanti e calpestò un ramo secco. Ansimò e si girò ancora. Un altro sparo. Ora era chiaro, limpido, come se fosse lì a due passi. Superò l’arbusto e dopo aver scavalcato un tronco a terra vide alcune persone. Sentì ridere e scherzare. Sentì voci familiari.

-Dai, riprovaci!- disse uno.

-Scommetto che non ci riesci.- disse un altro.

Filomena si nascose dietro un albero e vide i suoi cugini, mentre giocavano a tirare al bersaglio.

-Sono pronto.- disse Antonio, posizionandosi con il fucile.

Filomena si ficcò le dita nelle orecchie e strizzò gli occhi, pronta per lo sparo.

-Bel colpo!- disse Berto.

Filomena si allontanò in punta di piedi. Non voleva essere vista. Non voleva portarsi sulle spalle il peso di un segreto del genere. Se l’avessero saputo suo padre e suo zio, avrebbero passato tutti un brutto quarto d’ora. Cercò di raggiungere l’arbusto, che ora le semprò lontanissimo e guardava per terra per paura di calpestare inavvertitamente un ramo secco.

Tutti avevano un modo di divertirsi. Filomena, no. Aveva voglia di qualcosa che neanche lei sapeva. Sentiva il bisogno di avere un’amica, ridere insieme con qualcuno, fare qualcosa di eccitante da tenere segreto.

Arrivata al fienile, si distese sul letto di paglia che amava tanto e guardò gli animali al pascolo. Filomena si chiese se mai si annoiassero a stare col capo chino tutto il giorno a brucare l’erba. Sulla tasca sentì qualcosa e vide un biglietto di carta. Si era scordata di averlo nascosto qualche giorno prima. Lo aprì e vide ciò che aveva scritto.

La calligrafia era incerta, le lettere avevano tutte dimensioni diverse, e Filomena un po’ si vergognava.

Andiamo a vedere dove nasce l’arcobaleno?

Fissava intensamente quella frase come se ci fosse scritto un racconto. Le mani stringevano con forza la carta un po’ ingiallita.

Filomena andò alla casa del nonno e si diresse sul retro dove teneva le gabbie delle colombe. Si guardò intorno per assicurarsi che nessuno fosse nei paraggi, aprì quella di Cosetta e la prese tra le mani. Sentì come la colomba si muoveva freneticamente, ma senza tentare di prendere il volo. Filomena avvinicinò la guancia per sentire la morbidezza delle sue piume. Era di color miele. Poi, prese uno spago e legò il biglietto alla zampa.

Con il cuore in gola, Filomena diede un bacio sulla testa della colomba e la lasciò libera. Non le importava niente se suo nonno avrebbe trovato la gabbia vuota.

-Filomena!- urlò la madre.

Lei trasalì e affannò all’improvviso.

-Ti stavo cercando per tutto il tempo.-

-Si, scusa ero qua che guardavo le colombe.-

-Muoviti, dobbiamo andare giù in paese a prendere un regalo per tuo cugino-

-Mio cugino? Sine, Saverio. Domenica fa la prima comunione.-

-Ah-

-Dai su, se fai la brava, mamma ti compra pure un vestitino. Sei contenta?- disse la madre sorridendo e aggrottando la fronte.

-Si, mamma- rispose Filomena assorta mentre guardava il cielo.

-Che guardi?-

-Niente-

La madre la prese a braccetto e cominciò a raccontare ogni fatto della settimana, come se a Filomena importasse. L’unica cosa che le importava in quel momento era che quella colomba portasse il suo messaggio nelle mani di Remo, e che non si perdesse in viaggio. Sapeva benissimo che era una cosa impossibile, ma d’altronde non aveva niente da perdere.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

[Photo by Andrea Reiman]

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