Il seminatore di grano – 14. Cinque minuti di felicità

Con la bicicletta Remo sfrecciava verso il paese e dietro di lui Ciccio che gli gridava di rallentare. Passarono il ponte romano e davanti agli occhi di Gilda, intenta a mettersi il rossetto.

-Ciao, ragazzi!- gridò entusiasta appena si accorse di loro.

Era bello vederla sorridere finalmente. Remo sorrise anch’esso. Avrebbe voluto portare con sè Gilda e farle fare un giro in bici. Mentre fantasticava, Ciccio lo superò con uno scatto.

-Imbroglione!- gli gridò contro Remo e poi frenò di scatto.

Ciccio rise e continuò la sua corsa.

-Ormai non mi prendi più!- urlò con i capelli al vento.

Ciccio si aspettò la replica di Remo, ma quest’ultimo era rimasto fermo in mezzo alla strada.

-Che fai?- chiese Ciccio ad alta voce.

-Aspettami lì, arrivo subito.-

Remo prese la direzione opposta.

-Dove vai?- urlò ancora Ciccio.

Davanti al ponte romano, Gilda se ne stava seduta sotto il sole. Remo si avvicinò lentamente fino a fermarsi di fronte alla sua sedia.

-Vuoi fare un giro?- chiese Remo.

-Ma che sei… matto?- disse Gilda. -Sto lavorando.- aggiunse prima di tirare la sigaretta.

-Ogni tanto ci vuole una pazzia, non credi?- disse Remo allungando la mano.

Gilda lo guardò.

-Va bene.- disse prima di buttare il mozzicone della sigaretta per terra.

Gilda si sistemò con le mani sul manubrio e le gambe da una parte, poi Remo prese a pedalare con fatica. La gonna le si sollevava man mano che la bicicletta prendeva velocità, e urlava di tanto in tanto quando Remo evitava i fossi e i dossi all’ultimo momento.

-Mi farai ammazzare!- continuava a dire Gilda ridendo.

Ciccio vide Remo avvicinarsi e sorrise quando capì che Gilda montava in bici con lui. Già da parecchi metri si sentì lo stridìo dei freni.

-Ora possiamo fare la gara!- disse Remo una volta giunto da Ciccio.

-Che gara?- disse Gilda.

-Tra noi e Ciccio.- rispose Remo.

-Non vinceremo mai.- sentenziò Gilda ancora prima di partire.

-L’hai sentita…?- disse Ciccio pavoneggiandosi.

Remo e Ciccio si misero in posizione.

Via!

Ciccio andò subito in testa.

-Dai, dai, dai!- continuava a gridare Gilda.

Remo sforzava le gambe e cercava di raggiungere Ciccio. Il vento contro gli alzava la maglietta e scompigliava i capelli di Gilda.

-Sembro una sensina!-

-Macchè, che sei bella.- disse Remo, che prese a pedalare ancora più forte.

Il treno giunse all’improvviso e costeggiò la strada. Il frastuono sembrava che spazzasse via ogni cosa, e la nube che portava con sè oscurava ogni cosa.

-Ciao… ciao!- salutava Gilda verso il treno. -Remo saluta anche tu! Ciao… ciao!-

Rideva Gilda, mentre la bici correva per la strada lasciando dietro di sè un polverone. Rideva. A Remo le faceva tenerezza vederla divertire per così poco. Chissà da quanto tempo un uomo non la portava con sè in bicicletta.

-Vai più veloce del treno!- disse facendosi investire dal vento.

I suoi occhi brillavano come una bambina. Remo avrebbe voluto abbracciarla e dirle che la sua vita in fondo non era poi tutto quello schifo, e che quei cinque minuti di felicità avrebbero cancellato ogni cosa triste della sua vita.

Remo alla fine sorpassò Ciccio.

-Siamo i più forti!- grido Gilda dopo averlo superato. -Ora, fammi scendere…-

-Eh?-

-Fammi scendere.-

Remo fermò la bici immediatamente e Gilda si risistemò, prima il vestito e poi i capelli.

-Grazie.- disse dandogli una carezza sulla guancia.

Remo sorrise e capì che la Gilda vera non era la donna che vendeva il suo corpo sotto di un ponte, ma un’anima spensierata che avrebbe voluto una vita normale.

-Facciamo un’altra gara?- chiese Ciccio in vena di vendetta.

-No.- rispose Remo mentre guardava Gilda avviarsi al suo posto.

Remo scese dalla bici e fece per scendere la sponda del fiume.

-C’è una colomba ferita, guarda!- disse Ciccio indicando verso un cespuglio.

Remo appoggiò la bici per terra e si avvicinò lentamente.

-Ha un’ala spezzata.-

Remo vide qualcosa nelle sue zampe. Anzi, in una sola.

La colomba cercò di prendere il volo, ma rimase a terra. Remo la prese tra le mani, poi prese il biglietto che stava legato.

-C’è un biglietto!- disse Ciccio. -Ma io non so leggere…- concluse con delusione.

Remo lo aprì come se scoprisse poco a poco la mappa di un tesoro prezioso.

“Andiamo a vedere dove nasce l’arcobaleno?”

-Che c’è scritto, eh?-

Remo rimase immobile.

-Oh, che c’è scritto, si può sapere?-

Ancora nessuna risposta.

-Dimmi cosa c’è scritto!- urlò Ciccio.

-Non lo so!- rispose Remo adirato. -Non capisco queste parole.- mentì.

-Bhè, allora me ne torno a casa.- disse Ciccio mentre alzava la bicicletta

Remo cacciò il biglietto nella tasca dei pantaloni.

-Ci penso io alla colomba.-

Ciccio era già di ritorno, mentre Remo guardava il cielo e continuava a chiedersi come avesse fatto quella colomba ad arrivare fin lì.

“No, non poteva essere sua” continuava a ripetersi nella testa.

Non poteva avere un regalo migliore per il suo sedicesimo compleanno.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

 

 

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