Il seminatore di grano – 16. Il paradiso all’improvviso

Remo accudiva la colomba in ogni momento della giornata. Quando tornava dai campi, andava subito a vedere come stava, se aveva mangiato o bevuto.

La colomba di Filomena, così l’aveva battezzata Remo dentro di sé, stava in un angolo della gabbia per tutto il giorno e, solo quando Remo andava a trovarla, si muoveva timidamente verso di lui. Allora, quest’ultimo apriva la gabbia e la prendeva tra le mani, nonostante il padre gli avesse detto di lasciarla riposare.

Era più forte di lui. Remo fremeva per averla tra le mani, e la coccolava con carezze leggere. Si era promesso di riportare a Filomena la sua colomba, ma soltanto quando quest’ultima sarebbe guarita.

Mentre coccolava la colomba, dalla finestra dietro il pergolato, Remo udiva la voce del padre lamentarsi per i costi elevati della vendemmia. Il contabile gli aveva consigliato più volte di comprare una macchina per pigiare il mosto, avrebbe risparmiato tempo e soldi, ma il padre di Remo si era sempre opposto. Ora batteva i pugni sul tavolo e Remo spaventato fece per proteggere d’istinto la colomba. Gli si strinse il cuore per quella situazione così delicata.

A Remo piaceva vedere tutta quella gente nella vigna. Era come essere in paese durante i giorni di festa. Le giornate cominciavano ad accorciarsi e al tramonto Remo si appoggiava ai tinozzi colmi d’uva per la stanchezza e guardava il cielo con tutte quelle sfumature di rosso. Ogni cosa sapeva di uva, ma Remo adorava quell’odore dolciastro. E, in un giorno di quelli, la stanchezza si poteva vedere per il passo lento delle sue gambe, per i suoi vestiti bagnati di sudore, e il volto provato e arrossato, cotto dal sole.

Remo, dopo aver visto il sole nascondersi dietro le colline, fece per dirigersi verso casa. Il vento si alzò improvvisamente. Remo l’aveva capito dal fruscìo delle canne, lì accanto. Aveva accelerato il passo, perché man mano che passavano i secondi la campagna si faceva più scura. Alzò lo sguardo al cielo e capì che le nuvole si stavano facendo sempre più fitte. Girò la curva, dove si trovava la Madonnina con il bambino, e all’improvviso una bicicletta piombò su di lui.

-Ma tu guarda questo st…!-

Mentre Remo imprecava cercando di rialzarsi, si irrigidì nel vedere chi fosse lo sbadato.

-Scusa- si limitò a dire il colpevole. -C’era buio e tu sei sbucato all’improvviso, così io…-

Remo non disse nulla. Filomena si avvicinò con uno sguardo afflitto e con il cuore in gola.

-Non preoccuparti, succede.- rispose Remo, finalmente.

Filomena prese la bici da terra.

-Ti aiuto!- scattò subito Remo.

-Grazie- disse Filomena tremolante. -D… devo andare, altrimenti chi la sente mia madre.-

Filomena si girò e fece per portare la bici a mano.

-Aspetta…- la bloccò Remo. -Ci vediamo… domani?-

Filomena sorrise.

-Al rudere, poco prima del calare del sole… ma non posso fare tardi.-

Remo vide Filomena allontanarsi con passo lento e sparire nell’oscurità come inghiottita in un baleno, poi volse lo sguardo alla madonnina con il bambino e si accorse che il lume si era spento per il vento. Allora, poggiò nuovamente la bicicletta a terra e andò a sistemare i fiori secchi. Non aveva mai capito cosa ci facesse un’edicola così dispersa in campagna. Forse i contadini si sentivano meno soli.

Remo guardò il suo sguardo. Era gioioso, intrigante, felice a metà. Eppure teneva in mano suo figlio. L’aureola dorata sua e di Gesù brillavano anche al buio. Soprattutto, al buio. Era per questo che gli sembravano speciali.

Remo riprese la bici in mano e con uno slancio si sedette al volo. La luna a metà faceva capolino tra le nuvole, mentre le fronde degli alberi ondeggiavano leggermente come a farsi una lenta ninna nanna. Appena arrivò a casa, Remo passò al pergolato per vedere la colomba. Se ne stava appollaiata in un angolo. Il suo corpo si gonfiava e si sgonfiava ritmicamente come un pallone. Il giorno dopo l’avrebbe resituita a Filomena.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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