Il seminatore di grano – 17. I sentimenti delle cose

Filomena, come ogni pomeriggio, stava seduta su un masso e guardandosi intorno scriveva le sue impressioni. I fogli erano aumentati giorno dopo giorno e, alla fine di ogni pomeriggio, li sfogliava inorgoglita, rimanendo sbalordita di se stessa. Non era così sicura che le frasi fossero scritte giuste dal punto di vista grammaticale, ma lei importava ciò che contenevano.

Filomena udì dei passi che calpestavano l’erba. Si girò di scatto e vide qualcuno avvicinarsi. Il sole la accecava, e dovette ripararsi con la mano all’altezza degli occhi. Remo veniva verso di lei.

-Ciao- salutò lui in controluce.

-Ciao- rispose lei ancora con la mano sulla fronte per ripararsi gli occhi.

Filomena si alzò dal masso e indicò ciò che Remo portava nella mano destra.

-Ma è Cosetta!- disse con entusiasmo.

-Viva e vegeta. L’abbiamo fasciata perché era ferita.-

-Grazie per esserti preso cura di lei. Mio nonno sarà contentissimo di rivederla!-

-Ha fatto tutto mio padre.- Replicò Remo alzando le mani al petto.

Filomena aprì la gabbia e prese la colomba tra le mani; la baciò con tenerezza, poi la accarezzò sul dorso.

Remo tirò fuori dalla tasca un pezzo di carta stropicciato, lo aprì e lo porse a Filomena.

-Oggi non è proprio il giorno adatto, ma un giorno ti ci porto…-

Filomena prese il biglietto e lo aprì. Riconobbe la sua scrittura, insicura e sbilenca.

Non avrebbe mai pensato di rivedere quel pezzo di carta. Non avrebbe mai pensato persino di vivere quel momento. Era terribilmente bloccata dall’agitazione, le sudavano le mani, e parlava in sillabe.

Remo si sedette sul masso e lei di fianco a lui. Non si guardavano. I loro capi erano chini sull’erba e i loro occhi fissavano un punto a caso.

-Cosa sono questi?- chiese Remo indicando i fogli, quasi sfiorandoli.

Filomena li portò subito al petto e li strinse più forte che potè.

-N…niente!-

Remo guardò Filomena negli occhi per alcuni secondi. Vedeva come le sue pupille si muovevano a scatti come fossero intrappolate e incapaci di muoversi liberamente con fluidità. Gli occhi di Filomena si schiarivano al sole e Remo pensò che quel castano così chiaro non l’aveva mai visto. Poi, il suo sguardo si poggiò sui capelli. Li aveva raccolti in un piccolo chignon.

Quell’aria un po’ casereccia piaceva tanto a Remo. Filomena era una ragazza semplice. Stare in mezzo alla campagna, a guardare i coloi dell’estate accanto ad un ragazzo anch’esso semplice, la appagava più di qualsiasi altra cosa.

-Presi!- esclamò Remo strappandole i fogli dalle mani.

Remo cominciò a correre.

-Ridammeli!- gridò Filomena infuriata.

Filomena rincorreva Remo tra l’erba secca e qualche spina. Sentiva il terreno duro e qualche sasso sotto i sandali, ma non ci badava. Non voleva che Remo leggesse i suoi sentimenti e, in un certo senso, la sua vita.

Remo si bloccò e alzò le mani in alto. Filomena saltò più in alto che potè, ma Remo si scansava continuamente.

-Ridammeli!- urlò ancora Filomena, che iniziò a dispensare calci e pugni.

-Ehi, piano!- si lamentò Remo. -Tieni, ecco i tuoi fogli. Non capisco perché ci tieni così tanto…-

Remo porse i fogli a Filomena, ma quando quest’ultima si avvicinò e fece per prenderli, lui levò la mano e le rubò un bacio. Oltre ai sentimenti, ora anche i baci. Era troppo. Filomena caricò il braccio e diede un ceffone a Remo più forte che potè.

-Io ti do un bacio e tu mi picchi?- disse lui massaggiandosi la faccia.

-Non ti ho chiesto nessun bacio.- rispose Filomena col petto all’infuori e le braccia conserte. -E se ci riprovi ti prendi pure il resto!- lo minacciò.

Remo diede i fogli a Filomena.

-Scusa…- si sbrigò a dire lei.

Remo non rispose e s’avviò verso il rudere, lì accanto. Filomena lo seguì.

-Quando era piccolo, mio nonno mi portava sempre qui.- disse Remo. -Mi sembrava grande, enorme… poi ha cominciato a stare male, aveva sempre la tosse, e non poteva più fare lunghe passeggiate con me. Questo posto mi ricorda lui, e ogni volta che ci vengo è come se lo venissi a trovare.-

Filomena fece un passo e gli prese la mano.

Il vento mosse i fogli stroppicciandoli un poco. In quel momento, Filomena pensò che qualsiasi cosa al mondo veniva vista in un modo diverso da tutti. Ed era strano come una cosa materiale venisse legata ad un trascorso, ad una vita o ad una storia. Gli uomini erano in grado di far vivere le cose inanimate e darle dei sentimenti. Forse, un po’ per ricordarle, oppure per sentirsi un po’ meno soli.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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