Il seminatore di grano – 18. Nascondere la libertà

Il rudere fu l’unico posto dove Filomena si sentiva libera. Libera dalla sua famiglia, libera dagli obblighi verso la sua casa, libera di amare. Sapeva già che i suoi genitori sarebbero andati in bestia se avessero saputo che andava per la campagna da sola, e per di più ad incontrare un ragazzo. Era un disonore.

Ogni volta che Filomena percorreva la strada di casa, aveva dentro di se una battaglia feroce tra i suoi sentimenti e i suoi valori. La libertà era lì, seppur fuori dal suo recinto. Lei non era libera. Non si sentiva libera neanche un po’. Vedere Remo era la sola e unica cosa che la rendeva libera.

Ogni giorno, alla stessa ora, Filomena incontrava Remo tra quelle quattro mura diroccate. Aveva visto il tramonto insieme a lui e, un giorno, pure l’alba. Era riuscita a tornare a casa prima che suo padre si svegliasse, e Remo, in tempo per andare insieme al padre per i campi.

-Ti vedo stanco oggi…- disse Antonio.

-Sì papà, oggi c’è più caldo del solito.- rispose Remo glissando.

-Sarà, a me pare più fresco.- rispose Antonio guardando il cielo e facendo una faccia dubbiosa.

Remo adorava passare la notte con Filomena. Rimanevano sdraiati sotto un manto di stelle e parlavano di tutto. Stare con lei era la sua libertà, forse proibita, ma comunque libertà.

Filomena aveva portato al rudere una delle sue candele.

-Che fai, sei matta?- disse Remo. -Così ci scopriranno.-

-Voglio illuminare questo posto, e poi chi vuoi che ci veda in piena notte in mezzo alla campagna?- sostenne Filomena.

-D’accordo.-

Filomena accese la candela, e con un sorriso, la posò a terra contro il muro.

-E’ tutto così bello, vero?- disse ancora guardando il buio della campagna.

-Io non sono bravo con le parole, ma… quando sono con te mi sento felice.- disse Remo all’improvviso.

Filomena non rispose e gli prese la mano.

-Sei diverso…- bisbigliò appena.

-Diverso da chi?-

-Da tutti i ragazzi.- E aggiunse: -Sei gentile.-

I loro corpi si avvicinarono senza neanche se ne accorgessero. I loro occhi si guardavano e brillavano. La luce fioca della candela illuminava una parte dei loro volti. Ad entrambi tremavano le gambe. Ad entrambi sudavano le mani.

-Hai mai dato un bacio ad una ragazza?- chiese Filomena.

-No… ma il primo vorrei darlo… a te.- rispose Remo con un filo di voce.

Filomena si irrigidì. Non sapeva che fare. Non voleva rovinare tutto. Poi, Remo le diede un bacio sulla guancia, e un altro ancora. Allora lei chiuse gli occhi e un brivido le percorse la schiena fino al collo. Aveva sentito le labbra di Remo sulle sue. Ogni cosa, in quel momento, assunse un significato diverso.

Quando aprì gli occhi, Filomena si accorse che la candela era spenta. Remo la abbracciava in silenzio, e il suo sguardo andò ancora una volta al cielo stellato.

-Devo andare…- disse a malincuore.

Remo la lasciò andare con il groppo in gola. La guardò ancora negli occhi. A guardarla, non aveva mai provato nulla di simile. Filomena si allontanò a passo svelto. Prese il sentiero che la portò a casa e si fiondò in camera sua senza far il minimo rumore. Provò a prendere sonno ma non ci riuscì, così da sotto il materasso tirò fuori carta e penna. Voleva fissare quei sentimenti. Voleva confessarsi con qualcuno. E chi meglio della carta poteva mantenere un segreto?

Remo corse verso casa con una verità in tasca. Filomena era l’unica donna che lo faceva sentire così. Diverso. Aveva provato a comparare quelle emozioni a l’incontro con Gilda. Niente di simile. Niente di niente. Allora, gli tornò in mente la prima volta che vide Filomena al fiume. Sorrise da solo, mentre le gambe lo portavano a casa. Remo respirò a pieni polmoni l’aria della notte, e sentì come questa era fresca, buona e genuina.

La casa diventava via via sempre più grande man mano che Remo si avvicinava. Quando entrò dalla porta della cucina, vide sua madre addormentata sulla sedia e con il corpo accasciata sul tavolo. Un piatto di fianco a lei. Remo raccolse dal pavimento lo scialle e lo posò sulla sua schiena. Sapeva che il giorno dopo avrebbe dovuto inventare qualcosa per nascondere il suo segreto.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

Ti è piaciuto il racconto?

Acquista ora Vacanze d’estate!

Precedente Vincenzo Cappiello vince la copia di Vacanze d'estate! Successivo Le domeniche a Torino