Il seminatore di grano – 23. Quando cadono le certezze

Le botte che Filomena prese da sua madre le avevano fatto capire che c’era un prezzo da pagare per tutto, anche per amare una persona. Tutto ad un tratto aveva la sensazione di perdere Remo da un momento all’altro e le pareva di stare sul bordo di un dirupo. Vedere i suoi fogli bruciare, poi, fu il colpo di grazia.

Per una settimana intera, Remo continuò ad andare ogni pomeriggio al rudere, e aspettava invano che Filomena apparisse tra gli alberi da un momento all’altro. Non si capacitava della sua lunga assenza e, nel contempo, non osava avvicinarsi a casa sua.

Un pomeriggio si portò dietro perfino Ciccio, e quest’ultimo non smetteva più di parlare e di fare domande.

-Lo sai che anche io c’ho una ragazza?- disse col petto all’infuori.

Remo non rispose, assorto nei suoi pensieri.

-Non sei l’unico…- continuò Ciccio pavoneggiandosi tra la totale indifferenza del suo interlocutore.

Ciccio poi fece un passo avanti, mentre Remo guardava gli alberi spogliarsi pian piano dalle loro foglie, e giacere a terra come a decretare la fine dell’estate. Gli odori della vendemmia erano spariti da giorni e ora quella fine di settembre gli parve fin troppo malinconica. Mentre gli anni prima non aveva avuto niente a cui pensare, ora aveva una donna che gli dava una pena. Fino all’inizio dell’estate, Remo credette che avere una donna fosse una questione facile, e regalare fiori avrebbe aggiustato ogni cosa; ma era consapevole che quei pensieri erano frutto dell’incoscienza e un poco di infanitilità. Non avrebbe mai creduto di poter stare in quel modo per l’assenza di Filomena, e più si convinceva che avere una donna non significava soltanto giacere nello stesso letto con lei.

Ciccio non se ne curava. Non aveva capito lo stato d’animo di Remo e avanzò la sua richiesta.

-Magari un giorno la posso portare qui, eh Remo?-

Remo si girò di scatto e furiosamente avanzò verso di lui fino a che le loro facce quasi si sfiorarono.

-Provaci e io… io…-

-Io cosa?-

-Ti riempio di botte!- lo minacciò Remo puntandogli l’indice.

-E va bene, ma calmati… Era solo una domanda.-

-Sarà bene per te.- rispose Remo voltandosi nuovamente a guardare il bosco ingiallito.

Il rudere era suo e solo il pensiero che quel posto venisse frequentato da altri lo faceva imbestialire. Remo ritornò ai suoi cupi pensieri come quel cielo di settembre. Ciccio aveva cominciato a lanciare pietre, e cercava di tirarle sempre più lontano.

-Guarda Remo! Guarda dove l’ho lanciata!- disse Ciccio con entusiasmo cercando di attirare la sua attenzione.

Remo si voltò e lo raggiunse. Pensò che tirare qualche pietra l’avesse aiutato a non pensare a niente; si chinò e ne prese una a caso, la guardò e dopo aver inspirato profondamente la scagliò più forte che potè. Ne prese poi un’altra e un’altra ancora.

Un tuono improvviso rimbombò per tutta la campagna. Remo non dava segno di fermarsi e Ciccio si avvicinò a lui.

-Andiamo…-

Remo sembrava non ascoltarlo. Tirava le pietre una dopo l’altra. Grandi e piccole. Ciccio vedeva in lui una rabbia che non comprendeva. I suoi occhi lucidi mostravano il suo stato d’animo turbato.

-Andiamo…- provò a dire nuovamente Ciccio.

Mise una mano sulla spalla di Remo, ma lui si divincolò.

-Lasciami stare!- gridò Remo lanciando furiosamente un’altra pietra.

La pioggia cominciò a cadere copiosa e Ciccio si allontanò da lui dirigendosi tra le mura del rudere. Le saette squarciavano il cielo anticipando il rombo violento dei tuoni, come se la terra sotto i suoi piedi si aprisse da un momento dall’altro. A Ciccio pareva che quel temporale l’avesse scatenato proprio Remo con la sua rabbia. Lo guardava, quasi impaurito e preoccupato, scagliare quelle pietre senza fermarsi un attimo.

Remo urlò al cielo tutta la sua rabbia e si inginocchiò ansimante sul suolo infangato. Ciccio impaurito si avvicinò a lui lentamente sfidando la pioggia che ora cadeva meno intensamente. Vide Remo respirare velocemente, con le gambe sporche di fango. Gli mise una mano sulla spalla e si sedette coraggiosamente di fianco a lui.

-Tornerà.- provò a dire Ciccio cercando di interloquire con lui.

Remo alzò la testa e lo guardò in faccia.

-Dici?-

-Sì, ne sono sicuro…- rispose Ciccio sorridendo, e continuò: -Andiamo, altrimenti ci prenderà un accidente!-

Remo fece cenno di sì con il capo e Ciccio gli tese la mano per aiutarlo a rialzarsi, mentre la pioggia aveva smesso di cadere.

 

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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