Il seminatore di grano – 24. Niente paura

“Niente paura” si ripeteva continuamente Filomena. Quel qui pro quo con sua madre era stato solo un incidente di percorso dal quale capì che avrebbe dovuto prestare più attenzione da quel momento in poi.

Filomena guardò il cielo imbrunire e pensava a Remo e a cosa stesse facendo in quell’istante. Non l’avrebbe mai perdonata per quella lunga assenza, o la stava aspettando a braccia aperte. Filomena venne assalita un po’ dall’ansia e un po’ dalla voglia di riabbracciare il suo Remo.

Fuori casa un mulinello di foglie si spostava da una parte all’altra e Filomena osservava guardandosi alle spalle quel movimento casuale mentre si allontanava dal retro della casa. Voleva essere sicura che nessuno l’avesse vista. Aveva percorso quella strada decine di volte, ma ora le sembrava di non essere più al sicuro. Quella vulnerabilità le provocava sconforto e allo stesso tempo l’istinto primordiale di mettersi al sicuro lì, al rudere. Non sapeva se avesse trovato Remo, ma più si avvicinava e più la sua ansia diminuiva.

Filomena notò come il vento si era alzato con più forza. Si guardò alle spalle, ma non potè vedere un granché se non un manto scuro che copriva ogni cosa e pareva avvolgerla. Filomena affrettò il passo come se avesse la sensazione che qualcuno la stesse seguendo, e poi una volta arrivata alla rete di confine, ci passò sotto e vide appena dietro un arbusto il rudere. Si aspettava di trovarlo tetro e scuro, invece, una luce fioca, come se stesse per spegnersi, illuminava appena il muro di fianco e il davanzale. Filomena arrestò il passo bruscamente e si fermò a guardare. Quell’immagine che aveva davanti le pareva un quadro vero, come quelli che aveva visto in paese una volta alla vetrina della bottega dove accompagnava sempre sua madre. Quella luce che ingialliva appena i muri le pareva calda, e si strinse le spalle come se ne avvertisse il calore. Accennò un sorriso e avanzò verso l’ingresso del rudere. Aveva una gran voglia di far parte di quel quadro.

Remo stava seduto a terra quando Filomena si sporse all’interno. Gli mancò il fiato appena i suoi occhi incrociarono quelli di lei, come se qualcuno gli avesse sferrato un pugno a bruciapelo. Non sapeva se rimproverarla o meno, si alzò di scattò e continuò a guardarla intensamente senza staccarle gli occhi di dosso. Filomena accennò un passo verso la soglia dell’ingresso, ma lui rimase immobile sul posto. Filomena avvertì una goccia di sudore correrle sul collo. Scattò tra le sue braccia all’improvviso.

-Scusa, scusa, scusa, ma i miei gen…- cominciò a piagnucolare Filomena mentre abbracciava Remo forte.

-Shhh, shhh, shhh!- Remo interruppe le sue parole. -Non devi spiegarmi niente.-

Filomena cominciò a piangere cercando di silenziare il suo pianto sul petto di Remo e nel contempo gli accarezzava la nuca per ricordarsi com’era sentire i suoi capelli. Remo la strinse a sè e sentiva la maglia inzupparsi di lacrime pian piano. La luce emanata dalla candela diventò intermittente, come a preannunciare che la sua fine era ormai prossima.

Remo alzò la testa di Filomena per guardarla negli occhi ancora, ma questa volta più da vicino. La candela fece una lunga pausa dalla sua intermittenza e poi si spense all’improvviso. Remo prese il viso di Filomena e lo avvicinò a sè. Sentì il suo respiro accelerare e un leggero tremolio che la tradiva, svelandogli la sua trepidazione.

Cominciarono a spogliarsi freneticamente mentre si baciavano senza manco prendere respiro. Remo condusse Filomena nell’angolo della stanza, dove l’aveva posseduta già altre volte e le accarezzò le gambe, poi si slacciò i calzoni e le alzò il vestito.

-Ti abbiamo beccato!- gridò una voce all’improvviso.

Remo si girò di scatto e cercò di tirarsi su i pantaloni, ma fu assalito da qualcuno e non capì più niente.

-Ecco dove andava Filomena la sera…- continuava la voce seguita da pesanti manate.

Il viso di una donna e di un uomo vennero rivelati di fronte all luce di una lampada a olio.

Filomena allora fece un sussulto di terrore e riconobbe i suoi genitori, mentre continuavano a menare il povero Remo.

-E mo’ l’hai  voluta? E mo’ te la prendi!- continuava a ripetere il padre. -Ti è piaciuto fino adesso eh?-

La madre prese Filomena per un braccio e la trascinò di peso fuori dal rudere. La ragazza si faceva condurre sconfitta, come se tutto fosse perduto. E mentre anche il padre usciva fuori ripeteva ad alta voce che ormai il danno era fatto.

-Mo’ te la sposi, caro ragazzo!-

Remo lo guardava senza rispondere e si portò la testa tra le mani pensando alla reazione di suo padre.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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