Il seminatore di grano – 25. Diventare grandi

Era successo tutto così in fretta.
Remo stava sdraiato sul letto e guardava il soffitto mentre pensava e ripensava a ciò che accadde il giorno prima. Fino ad allora aveva custodito gelosamente la sua relazione con Filomena. Non aveva mai detto niente a nessuno, tranne a Ciccio. E lui aveva mantenuto il segreto.

A Remo piaceva pensare che tutti coloro che lo conoscevano credevano fosse un ragazzino, invece, era un uomo. Un uomo alle prese con l’amore per la prima volta.
Questo pensiero, che un po’ lo inorgogliva, veniva offuscato dalla preoccupazione per come avrebbero reagito a quella notizia suo padre e sua madre. Due persone d’altri tempi.
Il suo battito accelerò come se stesse vivendo quell’istante. Si strofinò gli occhi per interrompere quello strazio e cercare di calmarsi, e quando sentì le palpitazioni diminuire si alzò dal letto e fece per affacciarsi dalla finestra. Vide in prossimità del pergolato tre figure avvicinarsi con passo sostenuto.

Filomena seguiva i suoi genitori con passo incerto, mentre suo padre con le gambe corte ma robuste aveva un passo corto e veloce.
Remo cercò di carpire l’espressione dei loro volti, ma questi sparirono sotto il pergolato sul quale si arrampicava la vite un po’ ingiallita dal sole. Si precipitò quindi sul pianerottolo per assistere al momento in cui sua madre avrebbe aperto la porta.

Il padre di Filomena bussò forte e deciso, e Maria asciugandosi in fretta le mani sul grembiule accorse alla porta. L’uomo salutò cortesemente col cappello tra le mani e spiegò a Maria che dovevano discutere assolutamente di una cosa importante. La mamma di Filomena si scansò a rivelare la figlia. I suoi occhi sembravano tristi e speranzosi allo stesso tempo, chiedevano compassione. Filomena si sentì come un oggetto di scambio, come quando suo padre andava a vedere le puledre da comprare.

Maria capì al volo la situazione e cercò di stare calma di fronte a quella nuova inattesa. Urlò il nome di Remo guardando verso la scala.
-Chiamo mio marito… intanto entrate e accomodatevi.-
Aveva mostrato loro la cucina per accomodarsi e scomparve a chiamare a gran voce Peppino alla finestra. Fece il segno della croce sul mobile all’ingresso e chiese aiuto a sua madre nella foto sopra il mobile. Non si aspettava quel momento così presto. Remo era troppo giovane per quelle cose e aveva paura che quella sciocchezza l’avrebbe fregato per tutta la vita.

Remo scese le scale molto lentamente ed entrò in cucina a testa bassa.
-Ecco il mascalzone!- esordì la madre di Filomena. Ma quest’ultima bene rimproverata a bassa voce dal marito, il quale le raccomandò di mantenere la calma.
Filomena lo scrutò dall’altra parte del tavolo. Si sentiva complice di quella situazione e si chiedeva continuamente perché fosse così tutto complicato amare una persona.
Maria e Peppino entrarono in cucina, e mentre Peppino dava la mano agli ospiti, Maria s’accomodava accanto a Remo.
-Ci dispiace avervi disturbati, ma dobbiamo risolvere questa situazione…-
-Che ha fatto ‘sto mascalzone?- chiese Maria dandogli una pacca sul collo.
-Si da il caso che, ieri sera, abbiamo trovato vostro figlio con nostra figlia, insieme al vostro rudere… Con i calzoni calati!-
-Ma non ti vergogni?- disse Maria dandogli un altro ceffone.
-Bisogna quindi rimediare a questo danno…- continuò il padre di Filomena. -Per l’onore della nostra famiglia e della vostra, Peppino.-
-Anche vostra figlia vuole questo?- chiese Maria.
-Certo che sì!- rispose affrettato il padre.
-Fallo dire alla creatura…- aggiunse sua madre. -Gli vuoi bene a ‘sto quaglione?-Filomena sentì tutti gli sguardi su di lei. Si sentì come un fuoco alle guance.
Accennò un sì con un filo di voce più per l’emozione che per timidezza.
Peppino di voltò verso Remo.
-E tu, vuoi bene a questa ragazza?-
Remo fece cenno di sì con il capo e Maria si irritó per non aver tirato fuori la voce.
Gli diede un altro ceffone.
-Direi che siamo d’accordo, Peppino.- disse il padre di Filomena stringendogli la mano.

Remo aveva paura di suo padre. Tremava come una foglia al solo pensiero della sua ira.
Peppino ritornò in campagna in silenzio. Si aspettava che prima o poi quel momento sarebbe arrivato, ma non così presto. Si sentì vecchio d’un colpo e pensò a quanto fosse giovane e immaturo quando mise su famiglia. Quando arrivò Remo.

Remo restò seduto in cucina, mentre Maria spolverava freneticamente ogni cosa.
-Sei diventato grande.- disse all’improvviso tirando su col naso.
Remo non rispose.
Maria sparì di sopra per non farsi vedere mentre piangeva.

Nessun genitore è mai pronto per vedere i propri figli crescere.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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