Il seminatore di grano – 27. Ogni orizzonte è un punto di partenza

Non appena il sole irradiò la campagna timidamente in quella mattina d’autunno, Maria uscì fuori ancora un po’ assonnata, guardò il cielo terso e poi mentre ramazzava i due scalini dell’uscio scrutò i ciuffi d’erba alla sua destra che luccicavano man mano che l’ombra si ritirava. Quel luccichìo le riempì il cuore.

-Maria!-

Maria si svegliò di soprassalto da quello stato di rilassamento temporaneo. Si girò e vide Teresa venirle incontro.

-Che è successo?-

-Hai visite…- si affrettò a dire la cognata scuotendo il capo verso il vialetto.

Alle spalle di Teresa, il padre e la madre di Filomena camminavano fianco a fianco verso di loro. Teresa posò la cesta di uova e con un piccolo scatto si allontanò a chiamare Peppino al fienile senza che neanche Maria glielo chiedesse.

Quest’ultima posò la scopa e si pulì le mani sul grambiule. Non si aspettava quella visita, soprattutto a quell’ora del mattino, e pensava tra sè e sè che il grambiule pulito avrebbe fatto una migliore impressione. Maria li accolse con il suo sorriso e qualche ruga che le solcava il viso, e accompagnò i genitori di Filomena all’interno della casa un po’ in disordine. Peppino comparve quasi senza farsi sentire.

-Nostra figlia è incinta.- annunciò il padre di Filomena come un secchio di acqua gelata.

Maria sgranò gli occhi come fosse in preda ad un infarto, mentre Peppino che non perdeva mai la calma diede due pugni forti contro il tavolo.

-Sono solo ragazzi…- disse Maria addolorata e rivolgendosi al cielo.

-Ma ora come facciamo?- chiese la madre di Filomena. -Non sono neanche maggiorenni.-

Peppino dava le spalle ai presenti e guardava fuori dalla finestra.

-Chiediamo al prete, lui ci saprà dare il consiglio giusto.- Osservò Peppino.

-Mio marito con i preti non va tanto d’accordo…- disse la madre di Filomena.

-E ci va Peppino!- disse Maria.

-Siete sicuri?- chiesero in coro gli altri due.

Peppino scosse la testa lentamente in segno di assenso. Intanto Remo aveva sentito tutto dal pianerottolo. Stava per diventare padre. Sentì d’un tratto un forte calore pervadergli il viso. Diversi sentimenti lo avvolgevano e si mischiavano all’interno del suo corpo. Corse fuori più forte che potè per raggiungere Filomena. Voleva abbracciarla.

 

Peppino s’incamminò per il paese e, dopo aver passato il ponte romano, pensò al perché aveva smesso di percorrere così frequentemente quella strada, ma senza una vera giustificazione. Si ricordò di quando da bambino ci camminava senza scarpe, e come in relatà fosse cambiata assai. Non esisteva ancora la ferrovia che le correva accanto, ma il ponte romano… quello è sempre stato uguale. Peppino aveva visto gli alberi spogliarsi e vestirsi delle loro foglie tutti gli anni. Non aveva girato tanti luoghi nella sua vita, ma credeva di vivere in un buon posto.

Appena entrò nella piccola chiesa del paese Peppino si guardò intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno. Era sempre stato credente a modo suo. Non aveva mai assistito ad una messa per intero, se non quando era un ragazzino. Stare in quella chiesa gli creò disagio. Aveva sempre associato quell’odore di cera a un qualcosa di misterioso e di oscuro allo stesso tempo. E mentre la sua mente lo portava ai ricordi più remoti dell’infanzia, Don Erasmo comparve quasi in punta di piedi. L’eco quasi impercettibile dei suoi passi aveva fatto sussultare Peppino.

-E’ strano trovarvi qui- disse il prete mentre accendeva qualche candela a Sant’Isidoro.

Peppino non rispose. Si sforzò di trovare le parole per poter iniziare il discorso su suo figlio.

-In effetti è strano, sì…- si limitò a dire strizzando il cappello e mordendosi la lingua. -Ho bisogno del vostro aiuto.-

Don Erasmo accese un’ultima candela e spense con un soffio quella che aveva in mano.

-Sedetevi- disse con la sua voce profonda.

Peppino si guardò ancora intorno. Il sole autunnale penetrava nell’ambiente. Avrebbe voluto che la porta fosse chiusa, ma Don Erasmo lo tranquillizzò dicendogli che a quell’ora di solito nessuno si recava in chiesa a pregare.

-Siamo un paese con due tetti e qualche campo di grano…- disse il prete aggrottando la fronte.

Peppino si convinse e cercando il coraggio da qualche parte nel suo cuore cominciò a raccontare la storia di suo figlio. Don Erasmo lo ascoltò in silenzio. Non sembrò per niente sconvolto nè scandalizzato, e questo rincuorò Peppino.

-La situazione appare complicata.- disse Don Erasmo dopo aver sospirato a lungo. -Forse, si può chiedere un matrimonio per gravi motivi…- azzardò il prelato.

-Cosa vuol dire, Don Erasmo? Io sono un uomo di campagna-

-Che due minorenni possono sposarsi solo se c’è un grave motivo familiare- guardò Peppino non convinto e aggiunse con pazienza: -La creatura… è questo il motivo.-

-E facciamo questa cosa- si affrettò a dire Peppino.

-Non posso. Deve essere autorizzata da un giudice. Se lui acconsente possiamo celebrare il matrimonio.- Don Erasmo vide Peppino preoccupato e gli diede il suo consiglio: -Dovete andare in città, al tribunale…-

-Ma io non so leggere e scrivere Don Erasmo, aiutatemi voi.

Don Erasmo si alzò dalla panca e andò ai piedi di Sant’Isidoro.

-Il Signore è con voi e con i vostri figli.-

Peppino gli andò in contro perché aveva capito che Don Erasmo l’avrebbe aiutato a risolvere quel garbuglio, e gli strinse la mano con tutta la forza che aveva.

-Piano! Voi siete un uomo di campagna, ma io con le mani ci faccio la messa.- disse Don Erasmo massaggiandosi la mano destra.

-Scusate Don Erasmo, è la felicità!-

Peppino scomparve all’istante dalla chiesa. Non vedeva l’ora di raccontare tutto a Maria. Lungo la strada del ritorno pensò a come avrebbe sistemato Remo e la sua futura moglie. Pensò che non sapeva nulla di lei, se non il nome e che era una ragazza graziosa.

Il treno sopraggiunse all’improvviso con un rumore frastornante e creando un vortice di vento che sbaragliò a terra il cappello di Peppino. È difficile ammettere a se stessi che si sta invecchiando, ma è senza dubbio nella natura delle cose. La vita stava facendo il suo corso e Peppino presto sarebbe diventato nonno.

Pensò per un attimo a quando sposò Maria. La sua vita come quel treno sembrava già all’orizzonte, era passata troppo veloce. Peppino dal canto suo non si sentiva ancora di aver raggiunto quell’orizzonte, perché pensava che non era certo di raggiungerlo, forse un giorno. Aveva così tante cose da raccontare…

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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