Il seminatore di grano – 7. Pioggia dentro e fuori

Una cappa grigiastra sembrava avanzare minacciosa verso i campi, così Remo e suo padre cercarono di finire il lavoro prima che la pioggia rovinasse tutto il loro operato. Era strano vedere tutto grigio. Le case, le piante, le colline, il cielo. All’improvviso ogni cosa era divenuta monocroma come anche l’anima di Remo.

Mentre le nuvole avanzavano veloci, i tuoni erano sempre più forti e le gocce cominciarono a cadere sempre più fitte. Remo alzò lo sguardò verso il cielo e senza dire una parola posò il forcone, poi andò a ripararsi nel fienile. Il padre intanto era corso a raggruppare nelle casette le galline sparse per l’aia e la madre si era precipitata a portar dentro la biancheria stesa.

Remo stava sulla soglia e guardava il mondo da lì. Osservava assorto i secchi riempirsi rapidamente e sentiva in lontananza gli echi delle grida dei contadini che stavano nei campi attorno. Quella pioggia non ci voleva proprio. Remo ripensò al suo incontro con Gilda e al comportamento che aveva assunto. Strinse i pugni e per la rabbia cominciò a lanciare ogni cosa per aria. Scappò via attraversando il muro d’acqua. Dopo pochi secondi diventò fradicio da testa a piedi. Remo non ci badò e continuò a correre impregnandosi di fango. Attraversò il campo spoglio, poi si gettò tra le canne al vento ed infine si bloccò sulla sponda del fiume, troppo alta da saltare. Il torace di Remo si dilatava e si contraeva rapidamente.

Il fiume scorreva con forza e aveva perso il suo fantastico azzurro. Sembrava esserci solo lui in tutta la campagna. Remo guardò il punto dove si mettevano sempre le donne a lavare i panni e allora gli venne in mente quel viso grazioso; lo paragonò a Gilda e solo in quel momento si rese conto quanto quella donna fosse poco attraente. Aveva la pelle inscurita e macchiata, forse dal sole, e le rughe sul collo rivelavano inesorabilmente la sua età. Remo pensò a cosa non avesse funzionato nella sua vita per essersi ridotta in quel modo ed essere un oggetto per chiunque.

La pioggia continuò a cadere copiosa e i tuoni rimbombavano tra cielo e terra, come bombe. Remo si rifugiò in un rudere non poco lontano da li. Ci andava sempre con i suoi cugini quando erano piccoli. Giocavano a far la guerra e spararsi tra le finestre sbancate. Remo si sedette sopra un finissimo letto di fieno. Era umido. Poi stremato si accasció contro il muro e chiuse gli occhi.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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