Quando scelsi l’Infinito di Leopardi alla maturità…

InfinitoL’infinito di Leopardi è la poesia che mi è stata chiesta di interpretare all’orale della maturità. La mia Prof fu alquanto magnanime, nonostante fossi il primo della mattinata. Mi disse: “Qual è stato il testo che ti ha colpito di più quest’anno?”

Avrei potuto rispondere Le ultime lettere di Japoco Ortis di Foscolo, il Cinque Maggio di Manzoni, buttarmi con un testo del Verga (scegliendo tra Mastro Don Gesualdo e I Malavoglia), oppure ancora parlare di qualche autore della Scapigliatura (per cui tra l’altro composi una canzone buffa che faceva ridere a crepapelle il mio compagno di banco).

Ma in quei momenti la memoria ti tradisce un po’, nonostante il programma vasto che riuscimmo a fare tra scioperi e prove generali. Pensai anche a Pascoli e ad Italo Svevo. Insomma, mi vennero in mente tutti. Ma dopo alcuni secondi di rimugginazione, scelsi l’Infinito di Leopardi, appunto. Perché? Venivo da una settimana turbolenta dal punto di vista sentimentale, ed in quel momento, quella poesia mi rappresentava totalmente.

Pochi giorni fa, ho acquistato il Corriere della Sera con il quale vi era una raccolta di poesie proprio di Leopardi. Appena ho preso in mano il libro, ho sfogliato velocemente le pagine cercando l’Infinito.

“Michael, allora? Cosa scegli?” chiede la prof.

Mmmm, L’infinito di Leopardi.” dico con poca convinzione.

Lei fa una faccia di stupore.

“Sei coraggioso.” mi dice. Io penso di essermi infilato un vicolo cieco. -E’ la fine!- dico tra me e me.

“Ti ricordi come comincia?”

“Sì… Sempre caro mi fu quest’ermo colle…” e mi fermo.

“Continua.”

E questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi al di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo…”

“Stop! Fermati. Cosa immagini? Cosa ti fa pensare questa prima parte?”

“Mi immagino il Leopardi affacciato alla finestra una sera di primavera. Una di quelle sere in cui il cielo è chiaro e limpido. Quei giorni in cui il cielo si dipinge di rosso, al tramonto.”

“Quindi ti immagini la scena al tramonto?”

“Sì, e guarda l’orizzonte. Cerca di definirne i paesaggi lontani, quelli che stanno sulla linea, ma non ci riesce. Mi immagino una casa di campagna a due piani, pitturata di bianco all’esterno.”

“E poi?” chiede la Prof interessata.

Mmmm… un silenzio quasi surreale.”

“Continua con la poesia…”

“Dove ero rimasto? Ah sì, profondissima quiete io mi fingo… ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei…” mi blocco un attimo, perché il mio pensiero va subito alla ragazza con cui mi ero appena lasciato.

“Che c’è?” chiede la prof.

Deglutisco a fatica, come se avessi chiodi in gola.

“Niente Prof, ora vado avanti.” Cercai di mascherare le mie sofferenze. “E viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.”

“A cosa pensi?”

“Che Leopardi era triste, malinconico per qualcosa. Forse una donna…” e abbassai gli occhi.

“Può darsi.”

“Lui guarda la campagna fino all’orizzonte. Contempla la natura. Si sente piccolo di fronte a tutto questo. La sua piccolezza la associa alla solitudine. Pensa a lei, perché non ne può fare a meno. Il solo pensiero di questa donna lo rende per un momento meno triste e solo.”

“Va bene così, puoi andare.”

“Grazie, prof.”

Faccio per alzarmi.

“Michael?!” la prof mi blocca.

“Sì, prof?”

“L’avevi preparata?”

“No.” faccio un sorriso ed esco.

leopardi_corriere

Questo è il ricordo che dell’interrogazione d’Italiano. Dedico questo ricordo ai ragazzi che si apprestano ad affrontare l’esame di maturità quest’anno. Non studiate perché dovete, ma studiate per saper apprezzare.

 

 

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