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Il seminatore di grano – 8. L’odore di terra bagnata

Remo aprì gli occhi lentamente e ancora frastornato non riuscì a distinguere a chi apparteneva l’ombra della persona che gli stava di fronte. Provò a strizzare gli occhi e passandosi la mano sul retro del capo avvertì una fitta alla testa, poi sussultò. Lei lo guardava con aria materna.

-Tutto bene?-

-Sì- rispose Remo impacciato. -Come hai fatto a trovarmi?-

-Stavo facendo una passeggiata subito dopo la pioggia e… così ti ho trovato qui.-

Remo distolse lo sguardo dal suo per guardare altrove.

-Quanto ho dormito?-

-Non lo so, forse alcune ore-

Remo cercò di alzarsi, ma fece una gran fatica.

-Aspetta che ti aiuto-

-No, ce la faccio da solo- rispose lui scorbutico.

Lei non si curò della risposta e lo aiutò lo stesso. Quindi Remo uscì dal rudere e vide che appena dietro la collina si era formato un arcobaleno.

-E’ bello, vero?- disse lei giungendo poco dopo.

Remo non rispose.

Il sole ora faceva capolino nel cielo e illuminava ogni cosa, perfino gli occhi di lei.

-Ti ho riconosciuto, sai? Tu sei quel ragazzo che una settimana fa ci stava spiando al fiume…-

Remo abbassò lo sguardo.

-Non ti avevo mai vista fino ad allora.-

-Io sono Filomena. Tu?- disse lei sorridendo.

-Remo-

-Che ne dici se andiamo a vedere dove comincia l’arcobaleno?- chiese lei.

-E cosa si vede?-

-Non lo so, non ci sono mai stata-

Il nome di Remo rieccheggiò tra la campagna, così Remo si agitò all’improvviso.

-Mi stanno cercando- concluse lui.

-Sarà meglio che vada- disse Filomena, che si allontanò sparendo tra la vegetazione.

Remo cominciò a correre verso casa. La ragazza del fiume, finalmente, aveva un nome. Mentre Remo correva a più non posso saltando i cespugli e facendo attenzione ai sassi, pensava a quell’incontro.

-Remo, Remo!- gridavano Peppino e lo zio Salvatore.

Dietro di loro, lo zio Modesto, Cosmo e Damiano.

-Ma dove si sarà cacciato questo disgraziato!- disse Peppino, a cui seguirono imprecazioni colorite.

Cosmo e Damiano già pregustavano la scena davanti a loro: il povero Remo che prendeva botte da Maria e da Peppino.

Remo attraversò i campi e imboccò la strada di casa, poi facendo una curva larga si introdusse nel cortile.

-E’ arrivato, Maria! E’ arrivato!- urlò la zia Teresa appena lo vide dalla finestra del piano di sopra.

Maria uscì dalla porta di casa a capofitto e Remo fu travolto non capendo più niente.

-Ma dove sei stato?- urlò lei minacciosa.

-Aspetta che ti spiego- provò a dire lui.

-Ma che mi spieghi e mi spieghi!-

Maria gli rifilò un ceffone dritto in faccia.

-Aspetta ch…-

Un altro ceffone. E un altro ancora.

Dopo qualche minuto, Remo si liberò dalla morsa furiosa di Maria e si allontanò di qualche metro.

-L’hai fatta spaventare!- disse la zia Teresa dall’alto.

Maria singhiozzò.

-Il Signore me l’ha riportato. Grazie, grazie…- disse Maria guardando il cielo e facendosi il segno della croce, poi si girò verso Remo: -Per te niente cena- e rientrò in casa sbattendo la porta.

-Irresponsabile. Io te ne avrei date il doppio.- gli gridò la zia da sù e chiuse la finestra ritirandosi in casa.

Remo con la testa bassa entrò in casa e salì le scale diretto in camera sua. Si tolse i vestiti luridi e si coricò sul letto. Il suo cuore non smetteva di battere. Da quando aveva aperto gli occhi al rudere e aveva visto lei non faceva che pensarci di continuo. Era gentile e il suo sorriso lo aveva messo di buon umore, nonostante la sua espressione dimostrasse forse tutt’altro.

Il sole era calato da un pezzo e i grilli avevano cominciato a cantare.

-Dov’è quel farabutto?- sentì dire una voce da sotto.

Remo capì subito che il padre era arrivato a casa, così si girò dall’altra parte e fece finta di dormire.

-Dove sei disgraziato?- urlò lui ancora, poi aprì la porta con violenza. -Dorme, il signorino…-

-Lascialo, ci ho già pensato io.- disse Maria.

-Ne ha prese troppo poche.-

-Ha capito che non deve farlo più.- lo difese lei.

-Speriamo… che gli entri bene in testa!- urlò Peppino uscendo e sbattendo la porta.

Remo rimase per un momento in quella posizione, poi sentì i passi allontanarsi verso il piano di sotto e si girò supino. L’aveva scampata, per un pelo.

La finestra era rimasta aperta e Remo si riparò sotto il lenzuolo. Il cielo continuò ad imbrunire e l’odore di terra bagnata andava via via scomparendo.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.