Vacanze d’estate – 7. Il mondo, a volte, si mette di traverso

walkman

All’interno del walkman, girava il nastro di Wannabe delle Spice Girls, e Sofia, distesa sull’asciugamano sotto il sole, muoveva la testa al ritmo di musica.

-Si può sapere che hai fatto?- disse Giulia furente parandosi davanti con le mani sui fianchi.

Sofia non aveva fatto caso alla sua presenza e continuò ad ascoltare con grande fervore la sua musica. Giulia, allora, alzò gli occhi al cielo e le allargò una cuffia urlandole nell’orecchio.

-Si può s…-

-Ma che strilli?- si lamentò Sofia massaggiandosi l’orecchio.

-Cosa è successo?-

Sofia non rispose e guardò verso il basso. Non voleva dare nessuna giustificazione per quel comportamento che aveva assunto con Marco. Si era rifugiata nel mondo della musica, lì dove sette semplici note curano mali di ogni genere, perfino il mal d’amore.

-Io ti presento un superfigo, e tu che fai? Lo mandi a stendere. Ma dico, dove hai la testa? E io che figura ci faccio?-

Giulia aveva appena iniziato il suo monologo fatto di “io al posto tuo..”, come era suo solito fare, così Sofia fece un respiro profondo, stufa di quella situazione.

-E allora, prego…-

-Cosa?-

-Fatti avanti tu, a me non importa.-

Giulia non seppe che rispondere, e faceva fatica a contenere il suo entusiasmo per poter avere Marco tutto per sè.

-Ma si può sapere che hai?-

-L’ho visto…- disse Sofia, togliendosi le cuffie.

-Chi?-

-Luca-

-Ma chi? Lo sfigato?-

-…-

-Oh mio Dio! Tu preferisci quello sfigato che non ha mai toccato una ragazza, e non sa nemmeno come ci si comporta, a Marco?-

Sofia non volle rispondere e fece per rimettersi le cuffie, ma Giulia glielo impedì.

-Aspetta, guardami.-

Sofia guardò Giulia negli occhi.

-Ti piace?-

Sofia si fece rossa in volto, consapevole di aver messo a nudo i suoi sentimenti.

-Sì…-

Giulia rimase come impietrita, e Sofia rimise incurante le cuffie. Il nastro, intanto, aveva proseguito la sua corsa, e ora il walkman diffondeva Come mai degli 883, la sua canzone preferita.

Avrebbe voluto Luca al suo fianco, stringergli la mano e ridere con lui. Sofia aveva cominciato le vacanze a Finale con l’intenzione di dimenticarlo, ma il mondo si era messo di traverso.

Separatore-1-2Luca e Alberto avevano appena lasciato la bici al solito muretto, e una volta incatenate ad un palo, avevano raggiunto il chiosco. Le casse diffondevano a tutto volume Abbronzatissima di Edoardo Vianello, e a Luca era venuta in mente la vacanza che fece coi suoi in Sardegna nell’estate del 1990.

-Facciamo una partita?- chiese Alberto indicando il calcio balilla.

-Sì, io voglio i rossi!- rispose Luca con entusiasmo andando a piazzarsi al suo posto.

-Ci volete sfidare?- disse improvvisamente una voce.

Luca e Alberto si girarono e videro avanzare due ragazzotti più grandi di loro, molto probabilmente in attesa di due persone che volesse giocare al biliardino. I due si guardarono e dopo un cenno d’intesa, Alberto col petto all’infuori rispose di sì.

-Giochi in difesa?- chiese Alberto a Luca.

-Ma perché io?-

-Perché a scuola non ne metti dentro una, figuriamoci col balilla!- lo schernì Alberto.

Luca sbuffò e si posizionò dietro.

-Come vi chiamate?- chiese uno dei due ragazzotti.

-Io sono Alberto e lui è Luca, voi?-

-Giorgio e Beppe, pronti?-

Alberto fece cenno di assenso col capo e Giorgio scagliò la pallina al centro del campo. La partita si accese subito. Al calcio balilla erano accorsi altri bambini, che stanchi di rincorrersi per il bagno, volevano assistere a una partita di calcetto senza esclusione di colpi.

Giorgio e Beppe misero sotto Luca e Alberto, anche con dei vecchi trucchetti, ma a metà partita Luca perse la pazienza e spostò di peso Alberto per mettersi all’attacco. Accorciarono le distanze, ma proprio quando sembravano sul punto di recuperare, tra le grida e gli schiamazzi dei bambini che si erano schierati dietro le porte a mo’ di ultrà, Beppe chiuse la partita con un missile che aveva lasciato Alberto di stucco. I bambini esultarono per la vittoria, e Luca imprecò contro se stesso.

-Volete la rivincita?- chiese Giorgio.

-Non abbiamo altre monete.- disse Alberto facendo vedere le tasche vuote dei boxer.

Beppe estrasse dalla tasca 500 lire e le infilò nella fessura dei gettoni.

-Rossi o Blu?- chiese ancora, una volta che le palline erano scese nell’apertura laterale.

-Blu.- rispose Luca.

La partita riprese quindi a parti invertite, ma Luca e Alberto si dimostrarono inferiori ancora una volta.

-Chi perde, paga…- disse Giorgio.

-Cosa volete?- chiese Alberto allargando le mani.

-Avete sigarette?-

Luca e Alberto si guardarono, e il secondo fece cenno di sì con il capo.

-Possiamo fumarle insieme.-

Giorgio e Beppe sorrisero.

-Andiamo dietro il chiostro.-

-Siete di Torino?- chiese Beppe.

-Sì.-

-Che classe fate?-

-La quarta ginnasio, voi?- rispose Alberto.

-Facciamo l’università.-

In quel momento passò una ragazza di fronte ai quattro. Alberto rimase rapito dal suo corpo e la guardò come uno stocafisso.

-Ti piacerebbe!- disse Beppe ridendo e poi soffiandoli contro il fumo.

Alberto tossì.

-Magari.-

-Se volete, possiamo farvi conoscere qualche nostra amica.-

-Quando?-

-Stasera venite con noi in disco, vi rifarete gli occhi.-

-Non credo che sareb…-

-Sicuro!- Alberto interruppe Luca, e subito accettò la proposta dei ragazzi.

Luca sospirò, perché in quella proposta non ci vedeva nulla di buono.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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