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Ringiovinezza: parte 2

I raggi del sole entrarono prepotentemente nella sala e ci fu un altro no generale. Maggie non si scompose, aprì le tende di fianco e poi quelle più avanti.

Ora la sala prendeva colori che tutti avevano quasi dimenticato, il tappeto verde, la carta da parati beige e i mobili color noce chiaro.

-Farò cambiare queste tende- disse Maggie portandosi la mano sul mento pensando su due piedi a un colore che c’azzeccasse un poco.

-Allora, gioventù, che ne dite di presentarvi?-

-Qui non siamo in un asilo… Non vedi che siamo tutti vecchi e rincoglioniti?- disse Giorgio alzando il bastone.

-Non badare a quello- disse Betty bisbigliando -è un vecchio bisbetico-

-Dov’è Caterina? È andata via senza salutarmi?- chiese Giovanna imbronciando il muso.

-Ha dovuto prendere un periodo di permesso per dei problemi familiari e io sono qui per sostituirla-

Non era facile farsi accettare da Betty e gli altri. Caterina era stata la loro educatrice per vent’anni. Troppo abitudinari per accettare qualcun altro.

-Maggie, dicci qualcosa su di te- disse Luciana.

-Beh… io sono sposata da quasi venticinque anni e ho due bellissimi bambini. Dimenticavo… abbiamo un cane che si chiama Squinzy!-

-Squicché?-

-Squinzy!-

-E che faremo, Maggie?- chiese ancora Luciana.

-Possiamo fare tantissime attività, ma guardate che bella giornata che c’è oggi!-

Maggie si girò a centottanta gradi per osservare la stanza per vedere se avesse l’attenzione di tutti e vide che c’era ancora una persona seduta di fronte alla tivù, spenta.

-E lui?- chiese Maggie preoccupata.

-Non ci badare… è andato. Sta lì con la tivù spenta o accesa. Non credo capisca la differenza-

-Come si chiama?-

-Gianni-

Maggie si avvicinò a lui lentamente e si sedette accanto. Lo osservò da vicino e vide le sue mani incrociate saldamente tra loro, come fossero impietrite, lo sguardo fisso di fronte a lui e le palpebre che si chiudevano e si aprivano raramente.

-Ti va di stare con noi, Gianni?-

Lo sguardo fisso sulla tivù e le mani conserte. Nessuna risposta per quello stimolo esterno.

Maggie lo guardò e fece un respiro profondo.

-Quando ti va venire, noi siamo là-

Non era sicura che il messaggio fosse arrivato a destinazione, ma si allontanò con molta lentezza, attenta a non fare rumore.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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