Il seminatore di grano – 2. Vecchi ricordi

-Bambini, bambini! È pronto!- Urlava la nonna mentre portava la pasta al sugo sulla tavola imbandita.

Remo era intento a cacciare una lucertola con un filo d’erba. Gliel’aveva insegnato suo zio, Salvatore. Quest’ultimo gli aveva raccontato di aver cacciato decine e decine di lucertole con quel metodo, e Remo ci aveva creduto.
Dopo aver visto la povera vittima, Remo si adescò alle sue spalle cercando di fare il minimo rumore, e rimase in attesa. Si concentrò talmente tanto che cominciò a sudare dalla tensione, ma poi le urla della nonna si alzarono improvvisamente rieccheggiando tra le spighe, e il vento le portava con sé senza perdere una sola parola. La lucertola avvertì il pericolo e scattò rapidamente lasciando Remo a mani vuote.
Remo capiva che era domenica senza nemmeno guardare il calendario. Nei mesi caldi, si mangiava fuori e la nonna cominciava a cucinare dalla mattina presto. Tutte le donne di casa erano impegnate affinché il pranzo venisse nel migliore dei modi, e anche se la famiglia era assai modesta, il pranzo della domenica era sempre stato più che dignitoso.
Quel pranzo era il momento in cui nonna Rosa aveva tutti per sè, raccolti attorno ad un tavolo. Avrebbe voluto che anche suo marito fosse lì con lei per godersi la famiglia, ma il Signore l’aveva chiamato a sè troppo presto, lasciando un grande vuoto.
Prima di dare da mangiare ai commensali, Rosa andava in camera da letto, si sedeva sul letto di fronte al comò e guardando la foto augurava “buona domenica” al marito, ovunque egli fosse. Quello era un rito al quale non aveva mai rinunciato. Era il loro momento intimo.
Piangeva Rosa, perché da tanto tempo, forse troppo, aveva il peso della famiglia sulle spalle, e aveva maledetto il marito e il cielo, per essere stata lasciata sola a se stessa.
-Tutto a posto?- chiese Maria, che aveva visto Rosa in lacrime seduta sul letto.
Rosa si asciugò velocemente le lacrime e cercò di nascondere le sue debolezze.
-Si…- si limitò a dire.
Maria vide che Rosa stava proprio di fronte alla foto del marito, così si sedette a fianco e l’abbracciò senza dire una parola.
-E’ difficile…- disse Rosa versando ancora qualche lacrima.
-Ci siamo noi con lei, non la lasceremo mai sola.- la confortò Maria.
Rosa alzò la testa e guardò Maria negli occhi.
-Sono contenta che Peppino possa contare su di te. Sei una brava donna.-
Dopo essersi abbracciate, Rosa e Maria uscirono di casa dirigendosi verso il pergolato.
-Mamma, mamma… ho fame!- disse Remo in ginocchio sulla sedia e con i gomiti sul tavolo.
-Siediti bene!- lo rimproverò Maria.
Con orgoglio Rosa serviva la pasta ai bambini, e Maria la aiutava a distribuire i piatti.
 A tavola c’era sempre una gran confusione. Per lo più erano i bambini a fare baccano, ma anche gli adulti non scherzavano.
Zio Salvatore, alla fine del pranzo, tirava sempre fuori la chitarra, e cominciava ad intonare stornelli sporchi sopra accordi stonati. La chitarra l’aveva ereditata dal padre, e cantare, accompagnanosi con essa, era il modo migliore per ricordarlo.
Rosa non era sola. Non lo era mai stata.
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