Il seminatore di grano – 3. Al fiume

In una di quelle domeniche, Remo si era disteso sull’erba e si addormentò facendosi accarezzare dal vento e dai rumori campagnoli che esso trasportava.

Al suo risveglio ogni cosa intorno era rimasta uguale, ma il suo corpo era cambiato. Gli era cresciuta la barba e i peli, dappertutto. Aveva imparato l’arte del padre, e ora, anche lui era pronto per ereditare quel soprannome, il seminatore di grano.

Remo ne era orgoglioso, perché suo padre, fin da piccolo, gli aveva insegnato come comportarsi in un campo di grano. Aveva solo quindici anni, ma Remo pareva già un uomo fatto, in tutti i sensi.

La mattina, quando il sole era alto e Remo aveva già compiuto il suo dovere da contadino, scappava dalle grinfie del padre, e scompariva come inghiottito dalla campagna stessa. Si recava di nascosto al fiume, dove le donne della cascina più avanti la loro si recavano per lavare i panni.

Remo stava dietro una grossa siepe, e lì osservava quelle donne che inchinate verso l’acqua mostravano i loro seni prosperosi; e d’estate, le cosce al vento. Remo allora dava sfogo alle sue voglie, che non erano più i giocattoli o le bravate, ma erano i corpi femminili. Si accorse che era il suo corpo che glielo chiedeva. Lui cercava di non ascoltarlo, ma alla fine, gliela dava sempre vinta.

Le visite al fiume furono sempre più frequenti. Remo, ormai, aveva capito quando esse vi si recavano.

Un giorno arrivò in anticipo e, nell’attesa, si era già slacciato i calzoni, pronto a prendere il suo membro in mano, gonfio e insaziabile.

Ecco arrivare le solite donne, grasse e sformate, tra le risa e i canti che si alzavano tra le fronde degli alberi. Remo, come sempre, scrutavava il loro fare quotidiano, però quella mattina c’era qualcosa di diverso. Una donna col viso più giovane delle altre si era accodata al gruppo e veniva timidamente verso la sponda del fiume. Era assai graziosa.

Lo sguardo curioso di Remo penetrava tra la siepe e seguiva con attenzione ogni suo movimento. Il suo membro gli chiedeva disperatamente di muovere la mano, ma Remo non lo stava a sentire.

Sull’altra sponda, la ragazza si guardava attorno con circospezione, come se sentisse qualcosa. Osservava ogni cosa, dalle pietre nel fondo del fiume ai rami degli alberi, dai campi di grano all’orizzonte all’altra parte del fiume. Si, proprio lì, in direzione di Remo. Non vide nessuno, per fortuna, ma lui cominciò a sudare per la paura di essere visto.

Il suo membro si era rimpicciolito improvvisamente e così lo aveva ricacciato nei pantaloni. Quella ragazza era diversa dalle altre. Non sapeva il perché, ma ne era incuriosito.

Remo fece alcuni passi più avanti e seguì il perimetro della siepe. Voleva avvicinarsi, voleva guardarla più da vicino. Era bella, o almeno così gli sembrava, e i suoi seni non erano bassi e mosci come quelli delle altre, ma erano alti e sodi. Quando si abbassava, il vestito stretto le scopriva le gambe poco a poco, e Remo sentì il bisogno di farla sua.

Con il groppo in gola, Remo fece un passo più avanti non curandosi di non far rumore, così mise un piede sopra un ramo secco, e questo si ruppe facendo un gran baccano e facendo scivolare rovinosamente Remo a terra.

La ragazza sentì un rumore al di là del fiume e alzò subito lo sguardo. Vide una parte della grossa siepe muoversi. Remo cercò in tutti i modi di non farsi vedere, ma lei lo aveva visto bene in faccia, così scappò via vicino alle altre donne.

Il cuore di Remo cominciò a battere come quando da bambino sapeva di aver fatto una bravata. Remo prese a correre verso casa. Non sapeva perché stava scappando, ma sapeva che quella ragazza gli scatenava dentro una cosa che non aveva mai sentito prima.

Ora, Remo aveva un motivo in più per tornare, al fiume.

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