Vacanze d’estate – 6. La luna non c’è

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Sofia aveva sentito il terreno cedere sotto i suoi piedi. Quando Luca le era passato davanti con la bici, credeva di esserselo sognata.

Quella sera, il gruppo si era spostato sulla spiaggia. Si erano seduti tutti in cerchio, e qualcuno si passava l’alcol. Marco si era allontanato da Sofia e l’aveva lasciata stare per tutto il tempo. Giulia che era una tipa risoluta, se n’era accorta subito, e guardò Sofia con aria minacciosa. Quest’ultima stette in silenzio da una parte e guardava le stelle. Osservare il cielo la faceva sentire più calma. Ascoltava il rumore delle onde, gli schiamazzi dei suoi amici e le canzoni di un disco pub che stava a qualche decina di metri da loro.

Sofia si girò di lato e vide un ragazzo della compagnia che guardava il cielo come lei, in silenzio. Lo scrutò per un momento. Non erano stati ancora presentati, e si chiedeva perché non stava insieme ai suoi amici a scherzare e a bere alcol. Pensava che fosse un romantico, uno di quelli che riflettono su ogni cosa che osservano. Uno di quelli che il tempo ha fatto fuori, e che ha lasciato spazio a quelli che invece non pensano proprio.

-Ho cercato la luna dappertutto.- si sentì dire Sofia.

Si girò e vide il ragazzo che aveva scrutato poco prima, in piedi.

-Posso?-

Sofia annuì col capo e lui si sedette di fianco.

-Forse è dietro le montagne.- rispose lei.

-O forse non c’è proprio.-

-Perché cerchi la luna?-

-Perché la sua luce mi da’ un senso di pace, a te, no?-

-Sì, piace anche a me.-

Quel ragazzo prese a parlare del cielo, di quanto fosse misterioso e grande, e così parlò del mare. Sofia pensava che egli da adulto non avrebbo potuto che fare il professore. Lo stava a sentire, in silenzio, fare quei discorsi sulle cose più grandi di loro, e poi ancora sui sentimenti. Pareva un vecchio in un corpo di un ragazzino. Chissà se era il vecchio ad essere rimpasto prigioniero in quel corpo, o se era stato lui a voler maturare così in fretta.

Dopo un lungo silenzio, si alzò e, senza dire il suo nome, se ne andò a casa. Sofia si strinse le spalle, perché il vento aveva cominciato a soffiare, leggero ma fresco, così si avvicinò a Giulia e fece finta di scherzare, per non rispondere a troppe domande. Sapeva già che non avrebbe dormito, quella notte.

Separatore-1-2-Guarda, c’è il Piergi!- indicò Alberto.

-Chi si vede, ragazzi!- rispose lui.

Con grande stupore di Alberto, uno dei suoi più cari amici, Piergiorgio, per tutti il “Piergi”, comparve in piazza Vittorio, seduto ad un tavolino.

-Non sapevo venissi a Finale.- disse Alberto entusiasta.

-Sono venuto per il fine settimana con i miei, ma la settimana prossima partiamo per Saint-Tropez. Mia madre si è fissata con la Francia e mio padre l’ha dovuta accontentare.-

-Io sono qui con i miei e quest’anno ho portato Luca.-

Quest’ultimo sorrise. La musica del locale terminò in quell’istante, così il Piergi scattò verso il Jukebox per mandare una canzone.

-Grande, Piergi!-

Lui rise compiaciuto.

-Allora, che fate?-

-Perché non andiamo in quel locale sulla spiaggia? Luca, ti va?-

-Sì!-

I tre s’avviarono verso la spiaggia. Mentre percorrevano il lungomare, il Piergi raccontò della ragazza che aveva conosciuto pochi giorni prima a Torino. Si chiamava Camilla, e aveva scoperto essere la figlia di un amico di suo padre.

-Quindi, non puoi darti da fare?!- insinuò Alberto.

-Ma lei ora non c’è.- disse il Piergi facendo l’occhiolino.

Luca rimase in silenzio e ascoltava quel discorso da ragazzi senza cervello. Pensava che se lui avesse avuto una ragazza, i suoi pensieri non sarebbero stati altro che per lei.

-E se lo viene a sapere?- lo incalzò Alberto.

-Impossibile.- rispose il Piergi deciso.

Luca ammirava il Piergi per questo. Provò a scavare dentro di sè e cercò quella determinazione che gli era sempre mancata. Forse, era anche per questo che Sofia era rimasta un sogno, per lui. Se fosse stato più intraprendente e più coraggioso, a quest’ora sarebbe con lei abbracciato chissà dove.

Una volta giunti sulla spiaggia, Luca provò a mandarle un pensiero. Cercò la luna. Qualcuno, quel giorno, l’aveva spenta, e sconsolato si sedette di fianco ad Alberto e al Piergi. Gli avevano offerto una sigaretta, e lui l’aveva presa. Aveva capito che doveva cambiare, e che per piacere a Sofia, forse, avrebbe dovuto somigliare di più ai ragazzi della sua età.

Separatore-1-2-Svegliati, cara.-

Una mano la scuoteva dolcemente. Sofia era rimasta sopresa per aver dormito come un sasso.

-Che ore sono?- chiese strofinandosi gli occhi.

-Le dieci. Su, dai… Preparati che oggi vieni con me in giro per il paese a far compere.- disse la madre.

-Che pizza!- rispose Sofia girandosi dall’altra parte.

-Ti compro quello che vuoi.- mentì la madre.

Sofia, dopo quelle parole, balzò fuori dal letto e si buttò a capofitto in bagno. Cominciava già a pensare a ciò che avrebbe voluto comprarsi, ma sapeva benissimo che forse si sarebbe presa soltanto una magliettina di dubbio gusto. Aveva deciso di seguire la madre anche per distrarsi un po’ e tenerle compagnia. Dopo tutto, l’aveva trascurata un poco, e il padre sarebbe arrivato soltanto a sera inoltrata.

-Come mi sta?- chiese Sofia con un enorme cappello in testa, in perfetto stile british.

-Bene, cara… Se ti piace, prendilo.-

La madre la guardava di sottecchi e sorrideva. Le piaceva quando sua figlia giocava a fare la grande. Ma mentre Sofia si guardava allo specchio, si era resa conto in un baleno che forse era diventata una donna e non l’aveva ancora capito. Sofia. La sua bambina. Si specchiava e vedeva che il seno le era diventato grande quasi quanto il suo. Le sue labbra erano più carnose. Si era immaginata lei da ragazza e Sofia era decisamente più bella. Questo la inorgogliva e, allo stesso tempo, le faceva un poco invidia. Pochi ragazzi le avevano fatto la corte quando avva la sua età, e pensava che sua figlia, con un fisico così avrebbe potuto permettersi chi voleva.

-Mamma, mi senti?-

-Eh, scusa… Allora? Che fai?-

-Lo prendo.-

La madre era andata a pagare e Sofia si era lasciata il cappello sulla testa. Con la borsetta e gli occhiali da sole, giocava a fare la diva per le vie di Finale.

Una fragranza di pane e di focaccia correva per le vie, e insisteva nei vicoletti. Allora, come usava fare da quando era bambina, Sofia si piantò davanti alla vetrina del panificio e sgranò gli occhi. La madre rise, perché con quel gesto, aveva intuito che, nonostante tutto, un briciolo della sua Sofia era rimasto.

© Michael Floris – Tutti i diritti sono riservati.

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