Vacanze d’estate – 5. Come è piccolo il mondo

Foto © Michael Floris
Foto © Michael Floris

Era precisamente da un anno che i genitori di Alberto non mettevano piede nella loro casa a Finale, e l’odore di stantìo penetrava le narici. La madre di Alberto si era precipitata ad aprire tutte le imposte. Le stanze vennero squarciate dai raggi di sole. Luca posò la sua valigia e si apprestò ad aiutare Enrico, il quale faticava a portare i bagagli su per la scala. Nessuno aveva alzato un muscolo per aiutarlo.

-Albi, fai vedere a Luca dove può sistermarsi.-

Luca seguì l’amico e in silenzio scrutava il corridoio tempestato di quadri e disegni. Rimase colpito dal più famoso, “La notte stellata” di Van Gogh. Alberto guardava Luca con la faccia sbigottita.

-Ti piacciono questi disegni?-

-Sì, chi li ha fatti?-

-Mia madre. E’ un’appassionata d’arte. Ha frequentato per un po’ l’Accademia Albertina, però poi ha conosciuto mio padre ed è rimasta incinta di me.-

Luca lo ascoltava in silenzio, e pensava che con tutto quel talento, l’interruzione della carriera artistica non era stata semplice da digerire.

-Scelte.- ribadì Alberto.

-Ecco, questa è la stanza degli ospiti, ora è la tua. Non preoccuparti di niente. Quando hai bisogno di qualcosa me lo dici, non farti problemi.-

Luca annuì col capo.

-Ti lascio sistemare le tue cose, intanto sto in camera.-

I mobili della stanza riprendevano lo stile annisettanta. Erano tetri e scuri, e vi era un armadio a quattro ante che manco i reali di Savoia. La porta finestra, in legno, pareva incollata, tant’è che Luca mentre forzava l’apertura con tutte le sue forze, aveva paura di romperla da un momento all’altro. Dopo alcuni secondi, la maniglia fece tutta la sua corsa, così Luca aprì le ante, le quali si lamentavano con un fastidioso cigolìo. Poi, aprì gli scurini. Un leggero vento di maestrale gli scombussolò i capelli. Chiuse gli occhi e si fece avvolgere dall’odore del mare. Da lì, poteva vedere uno scorcio della spiaggia e del paese. Inspirò a lungo e lentamente, senza pensieri. Così come avrebbe voluto trascorrere quella vacanza. Rientrò in stanza e fece per disfare la valigia. Soddisfatto.

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-Allora?-

-Cosa?-

-Ti piace, Marco?- chiese Giulia incuriosita.

Sofia arrossì, non rispose e abbassò lo sguardo.

-Lo sapevo, lo sapevo… si!-

-…-

-Non essere così timida!-

-Ma… ma non so cosa fare.- ribattè Sofia come rassegnata.

-Non devi fare nulla.-

-Cioè?-

-E’ lui che deve fare il primo passo. Ti devo insegnare proprio tutto, eh? Tu ora devi farti desiderare, poi sarà lui a cercarti.-

-Sei sicura? Non è che poi… non ne nuole più sapere?-

-Fidati di me.- concluse Giulia sicura di sè.

Sofia sospirò non troppo convinta, ma sapeva che Giulia in materia di ragazzi era molto più esperta di lei.

L’odore salmastro correva e si diffondeva tra le vie del centro, dove i palazzi e le case erano sbiadite dal sole. Nella piazza centrale, dove si era riunito il gruppo dopo il mare, vi era un’antica meridiana, anch’essa schiarita, sotto la quale dei vecchi portici tenevano con stanchezza il peso del palazzo, come se reggevano tutta la storia del paese. Sofia si era fermata un momento a guardare quella vecchia meridiana, che si aggrappava sulla parete di quel palazzo da chissà quanto tempo, e provò a leggere l’ora esatta aiutandosi con la lancetta fissa che recitava “mezzodì di Roma”. Erano le venti. Anche le campane della Chiesa di San Giovanni lo confermarono pochi secondo dopo.

-Eccolo che arriva!- disse sottovoce Giulia. -Mi raccomando.-

Il cuore di Sofia cominciò a battere all’impazzata. La salivazione si era azzerata d’improvviso e si sentiva un forte calore in viso.

-Ciao!- salutò Marco.

-Ciao…- salutò lei sorridendo e abbassando gli occhi.

-Siete arrivate da tanto?-

-No, solo da cinque minuti.-

-Ti va di farci un giro?-

-Ehm…-

A quell’invito, Sofia si sentì mancare l’aria. Era combattuta se dirgli di sì. Giulia da dietro sgranò gli occhi, come a dire di accettare subito la sua proposta, così Sofia per non mostrarsi troppo imbranata accettò.

-Tutto bene?- chiese Marco, come se avesse intuito l’esitazione di Sofia.

-Sì, è solo un po’ di caldo, scusa.-

Marco e Sofia si avviarono per Via Colombo. Fianco a fianco. Sofia vedeva Marco apparentemente molto tranquillo e sicurò di sè, ma in realtà era solo bravo a mascherare le sue insicurezze. Sofia non ci riusciva. Parlava con la voce tremolante, e si sentiva le gambe mancare da un momento all’altro.

-Dove vai a scuola?-

-Al collegio San Giuseppe, tu?-

-Al Massimo D’Azeglio.-

Sofia si fermò un attimo.

-Il liceo di Cesare Pavese?-

-Sì…- rispose Marco sorridendo.

La loro passeggiata fu interrotta improvvisamente da un gruppetto di bambini che si inseguivano intenti a giocare a nascondino tra i vicoletti. Finale, come una piccola Barcellona, presentava dei vicoli molto stretti nel suo centro storico. I raggi di sole non riuscivano mai a penetrare, e quelle zone in penombra, sembravano quasi tetre e misteriose. Anche questo contribuiva al fascino di Finale.

Via Colombo terminava il suo corso sotto un arco, e Marco fece per raggiungere una panchina sul lungomare. Sofia si guardò alle spalle come se fosse proccupata di essere troppo lontana dal resto del gruppo.

-Che facciamo?- chiese lei.

-Ci sediamo su quella panchina?-

-Okay…-

Ci fu un lieve imbarazzo, ma fu Marco, ancora, a rompere il ghiaccio.

-Stai a casa di Giulia?-

-No, ho casa con i miei quassù. Ora c’è solo mia madre, e mio padre ci raggiunge nel weekend.-

Marco cominciava a guardare Sofia in modo strano. Un raggio di sole le era andato sul viso e le aveva fatto brillare gli occhi. Lui era rimasto incantato a guardarla. La sua pelle arrossata dopo la giornata passata in spiaggia la rendeva ancora più bella.

-Mi piacciono i tuoi occhi, sai?- disse Marco all’improvviso.

Sofia arrossì ancora di più. Nessun ragazzo fino ad allora le aveva fatto un complimento così.

-Grazie. Che hanno di particolare?- chiese lei, sorridendo.

-Brillano.-

Marco continuava a guardarla dritto negli occhi. Sofia si sentì un po’ a disagio e abbassò lo sguardo. Voleva scappare. Non sapeva cosa stesse provando in quel momento. Si sentiva confusa.

Separatore-1-2-Facciamo un salto in centro?- chiese Alberto.

-Come vuoi…- rispose Luca allargando le braccia.

-Mamma, noi usciamo.- gridò Alberto dal soggiorno.

-Come, uscite? Mangiamo il pesce, stasera.-

-Non ci va, noi andiamo in centro.-

Alberto fece per scendere le scale, ignorando la risposta della madre. Luca lo seguì in silenzio, ma fece l’espressione come a dire che non c’entrava nulla.

-Prendi la mia bici, io prendo quella di papà.-

Luca e Alberto scendevano giù per i tornanti, mentre il sole si accingeva a scomparire dietro il promontorio.

-Andate piano!- urlò un signore seduto su una sedia di fronte al circolo nautico.

Luca e Alberto risero e continuarono a sfrecciare lungo la strada, investiti dal vento e dall’ultimo bagliore del sole. Suonarono il campanello della bici per farsi largo ed infilarsi tra la gente che camminava lungo la passeggiata su cui si affacciavano i bagni. L’odore di pesce alla griglia e di frittura cominciava ad invadere le strade ed impregnare i muri delle case.

Sofia vide un ragazzo dal volto familiare sfrecciare di fronte alla panchina nella quale era seduta insieme a Marco. Non riusciva a capire dove l’aveva già visto di preciso. Dopo di lui, Luca. Sofia rimase immobile, come pietrificata. Non credeva ai suoi occhi. Il suo cuore si era fermato per un momento. Le pareva di morire. Luca. Proprio ora. Proprio quando stava per abbandonarsi ai suoi sentimenti che credeva fossero veri e sinceri. E invece, era tutto falso. Il suo cuore non aveva seguito la sua strada, e non se n’era accorta. Era rimasto a Torino. Era rimasto con Luca.

Marco fece per prenderle la mano e subito Sofia si era scansata.

-Torniamo dagli altri?- chiese con freddezza.

-Eh? Sì, come vuoi.- rispose lui con una faccia dubbiosa. -Ho detto qualcosa che non va?-

-No, è solo che…- Sofia non seppe che inventarsi. -Ho dimenticato i soldi nella borsa di Giulia.- mentì.

Marco la seguì in silenzio. Aveva capito che c’era qualcosa dietro il suo cambio di comportamento improvviso. Voleva saperne il motivo, ma Sofia si chiuse in un silenzio imbarazzante.

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